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Proliferation Security Initiative: armi di distruzione di massa e contro-proliferazione nel dominio marittimo

Il settore della contro-proliferazione si basa su numerosi accordi e trattati internazionali che assicurano il reciproco controllo delle Nazioni sull’adempimento degli obblighi volontariamente contratti; recentemente abbiamo, ad esempio, assistito al ritiro degli Stati Uniti d’America dall’INF – Intermediate-range NuclearForcesTreaty, ovvero l’accordo, firmato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov, che metteva al bando tutti i missili a medio e corto raggio, nucleari e convenzionali, basati a terra, di russi e americani.

La ragione del ritiro americano è stata giustificata dalla presentazione a Mosca, lo scorso anno e in occasione del Patriot Expocentre, del sistema missilistico 9M729, la cui portata rientrerebbe nei limiti (500-5.500 km) imposti dal trattato; la disapplicazione del trattato INF comporta l’attuale rischio di un ritorno allo sviluppo di sistemi missilistici anche a caricamento nucleare, le cui parti costitutive, così come la maggioranza delle merci che viene impiegata nell’industria bellica, avrebbe come mezzo di trasporto d’elezione quello marittimo.

Da sempre il trasporto marittimo ha caratterizzato la diffusione del commercio e dei beni attraverso il mondo; l’uso moderno dei container ha infatti rivoluzionato il mondo della logistica, riducendo i costi del trasporto e favorendo in tal modo i traffici attraverso quelle che sono generalmente considerate le principali linee di comunicazione marittima.

Tale massiccio movimento di container nei porti, comporta l’inevitabile rischio che oltre al normale commercio vengano condotte attività illecite quali il contrabbando di beni e persone e, nelle situazioni più critiche, traffici illeciti che coinvolgono i materiali ad uso duale piuttosto che precursori chimici, avvantaggiandosi del fatto che la struttura dei container ben si presta all’occultamento di detti materiali.

È stato più volte affermato, durante eventi internazionali relativi all’argomento, come il traffico commerciale e i megaport siano gli hub preferenziali per le armi di distruzione di massa, nonché come sianecessario uno sforzo comune per contrastare tale minaccia; l’obiettivo della comunità internazionale è quello di essere al passo con le caratteristiche transnazionali delle minacce in mare, al fine di poter condurre efficacemente tutte le azioni necessarie ad assicurare un’efficace contro-proliferazione delle armi di distruzione di massa anche nell’ambiente marittimo.

Oggi molteplici Nazioni condividono l’impegno, attraverso la cooperazione internazionale, nel settore della contro-proliferazione delle armi di distruzione di massa; gli operatori di sicurezza portuali e doganali sono in prima linea nella difesa della sicurezza portuale e nel rispetto della legalità, agendo ogni qual volta si vengano a generare situazioni connotate da criticità sia a livello marittimo che, in misura minore, a livello aeroportuale.

La vigente normativa sui trasporti e sui varchi doganali, recentemente aggiornata dal decreto legislativo 221/2017 in materia di esportazione di beni a duplice uso e materiali proliferanti e di sanzioni per la violazione delle norme dell’Unione Europea in materia di embarghi commerciali, identifica diversi prodotti che, data la loro peculiare natura, possono trovare utile impiego sia nei settori produttivi tradizionali che in quelli funzionali alla produzione di armi di distruzione di massa.

Tali materiali subiscono delle specifiche restrizioni e, per il loro trasporto, sono state concordate a livello internazionale le discendenti procedure che ne assicurano una costante tracciabilità; nel caso dei materiali radioattivi è previsto, ad esempio, uno specifico regime autorizzativo la cui applicazione è assicurata in Italia dal decreto legislativo 230/95 in accordo con la disciplina IAEA – International Atomic Energy Agency.

Infine non è da escludere la possibilità che, invece di precursori o materiale ad uso duale, possano essere trasportate via mare intere WMD – Weapons of Mass Destruction già assemblate.

Per poter condurre le attività di contro-proliferazione in mare, è necessario poter disporre di un robusto e affidabile quadro normativo di riferimento e, soprattutto, di tempestive e accurate informazioni che garantiscano la tempestiva intercettazione del carico pericoloso senza andare a ledere i legittimi interessi economici delle compagnie che si occupano di trasporto marittimo.

Le tipologie di attività di contro-proliferazione possono essere principalmente suddivise in tre differenti operazioni: Counterforceoperations, Active defence e Passive defence.

Le prime sono mirate al contrasto diretto della minaccia CBRN tramite attacchi condotti sui siti che producono armi di distruzione di massa e i relativi sistemi di diffusione prima che possano essere impiegati; il loro scopo principale è quello di individuare, identificare e neutralizzare testate a caricamento non convenzionale (Nucleare, Chimico o Biologico) oltre che i siti di stoccaggio e produzione, cercando di minimizzare e contenere eventuali danni collaterali.

L’Active defense riguarda principalmente gli aspetti di difesa aerea e missilistica e si sostanzia nel contrasto missilistico ad eventuali proietti a caricamento speciale, rischio estremamente attuale e critico anche alla luce del recente ritiro degli Stati Uniti d’America dal trattato NIF; infine, la Passive defense, include tutte quelle azioni intraprese per assicurare la protezione del personale che opera in un ambiente potenzialmente contaminato, impiegando sia dispositivi di protezione individuali che collettivi.

Al fine di contrastare in maniera sinergica ed efficace la minaccia rappresentata dalle Armi di distruzione di massa tramite le attività appena descritte, è stata sottoscritta nel maggio del 2003, in Polonia, la PSI – Proliferation Security Initiative; si tratta di un’iniziativa che si prefigge lo scopo di assicurare la condotta delle attività di contro-proliferazione, favorendo la creazione di una rete internazionale di attori dediti all’interdizione preventiva dei mezzi di trasporto delle armi di distruzione di massa e dei materiali dual-use, incoraggiando il diniego di sorvolo ed il rifornimento di velivoli sospetti, nonché assicurando il corretto e tempestivo svolgimento delle operazioni d’interdizione marittima nei confronti dei trasporti effettuati attraverso tali linee di comunicazione.

La PSI è un’attività di cooperazione tra diverse Nazioni basata sul principio che un’efficace interdizione del traffico di WMD e loro componenti richieda la più ampia collaborazione possibile tra Stati; inizialmente sottoscritta da 11 Stati, attualmente ha raggiunto l’adesione di ben 105 Nazioni le quali condividono i seguenti obiettivi prefissati dall’iniziativa:

  • adottare misure efficaci, individualmente o in collaborazione con altri Stati, per vietare il trasferimento o il trasporto di WMD, dei loro vettori e dei relativi materiali collegati in provenienza da o destinati a Stati o attori non statali che suscitano la preoccupazione della Comunità Internazionale nel campo della proliferazione delle WMD;
  • adottare procedure collettive di ottimizzazione per lo scambio d’informazioni sulle attività di proliferazione e allocare le risorse necessarie da dedicare alle operazioni e alle capacità d’interdizione;
  • garantire la coerenza dei testi di riferimento nazionali, rafforzarli come necessario, e partecipare al consolidamento del diritto internazionale e dei quadri giuridici di riferimento della politica internazionale;
  • prevedere misure diplomatiche ad hoc per sostenere gli sforzi e per bandire il trasferimento di Armi di distruzione di massa.

Le specifiche azioni da condurre a supporto dell’interdizione delle WMD nonché dei relativi vettori e dei sistemi collegati, nel rispetto delle norme nazionali e delle intese internazionali sottoscritte da ciascun Paese, includono in particolare l’impegno a:

  • non trasportare e non fornire assistenza al trasporto di tali carichi da e verso qualsiasi paese e verso soggetti non statali a rischio di proliferazione che minacciano la stabilità e sicurezza internazionale;
  • non concedere il permesso ad effettuare tali prestazioni a qualsiasi persona soggetta alla propria giurisdizione;
  • salire a bordo ed ispezionare su propria iniziativa o su richiesta motivata di un altro Paese, le imbarcazioni battenti bandiera nazionale nelle proprie acque territoriali ovvero in acque internazionali di ogni altro Stato sospettato di trasportare tali carichi da e verso paesi soggetti a rischio proliferazione, sottoponendo a confisca gli eventuali carichi individuati;

  • prendere in considerazione la possibilità di fornire il proprio consenso ad altri Stati, nei casi e nelle circostanze ritenute più appropriate, per condurre azoni di verifica e di ispezione su imbarcazioni battenti la bandiera nazionale e di confiscare i carichi eventualmente rinvenuti a bordo;
  • adottare le misure ritenute più appropriate per fermare e ricercare nelle proprie acque territoriali e nelle zone contigue (quando dichiarate) le imbarcazioni sospettate di trasportare tali carichi e a predisporne, qualora rinvenuti, la relativa confisca;
  • rinforzare le misure di controllo sulle imbarcazioni, in entrata e in uscita dai propri porti e acque territoriali, sospettate di trasportare tali carichi, ivi compresa la possibilità di sottoporle a verifica prima dell’entrata nei porti;

  • richiedere su propria iniziativa o su richiesta motivata di un altro Stato, ad aerei in fase di sorvolo nel proprio spazio aereo sospettati di trasportare tali carichi da e verso qualsiasi paese o verso soggetti non statali a rischio di proliferazione che minacciano la stabilità e sicurezza internazionale, di atterrare e di essere sottoposti a verifica ispettiva e a confiscare eventuali carichi rinvenuti;
  • negare preventivamente il diritto di sorvolo del proprio spazio aereo e l’atterraggio su aeroporti nazionali ad aeromobili sospettati di trasportare tali carichi;
  • sottoporre a controlli e verifiche ispettive sul proprio territorio nazionale, in porti, aeroporti o altre aree, le imbarcazioni, gli aeromobili o gli altri mezzi di trasporto sospettati di trasportare tali carichi da e verso destinazioni a rischio proliferazione.

Per assicurare l’efficacia operativa nell’assolvimento di tale compito, prerequisito necessario è il perseguimento della cosiddetta Maritime Situational Awarness (MSA), ovvero la gestione di tutte le informazioni relative al dominio marittimo che possono avere effetti sulla difesa e sicurezza nazionale; ad essa vanno aggiunte, più specificatamente, le Maritime Interdiction Operations (MIO), ovvero operazioni di controllo ed interdizione del traffico mercantile nell’area marittima d’interesse nazionale, incluso il fermo e l’abbordaggio, la visita, l’ispezione e l’eventuale dirottamento nei confronti di navi mercantili o da diporto, sia nazionali che estere, sospettate di trasportare armi di distruzione di massa o materiali dual-use, al fine di contribuire alle attività di contrasto alla proliferazione in aderenza ai principi d’interdizione della PSI.

Nella condotta delle MIO è importante mantenere una MSA costantemente aggiornata in quanto, sebbene non siano ipotizzabili minacce di tipo convenzionale in operazioni PSI, la presenza di minaccia asimmetrica nelle operazioni di approccio al natante deve essere sempre considerata in fase di pianificazione e successivamente di esecuzione altamente probabile.

A tal proposito la risoluzione 1540 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel porre un’obbligazione internazionale in capo agli Stati membri delle Nazioni Unite relativa al contrasto della proliferazione delle Armi di distruzione di massa, ha utilizzato lo stesso linguaggio impiegato nella dichiarazione istitutiva della PSI, assicurandone così l’adeguata cornice legale, mentre il corretto svolgimento delle MIO è assicurato dallo svolgimento periodico delle esercitazioni internazionali che assicurano il coordinamento e l’interoperabilità dei diversi attori che partecipano alla PSI.

L’ultima di queste esercitazioni in ambito maritime è stata ospitata nel settembre 2018 a Catania ed ha visto coinvolti rappresentanti di ben venticinque Nazioni; è stata sviluppata allo scopo di assicurare l’interoperabilità dei differenti assetti internazionali e sviluppare la capacità di prevenire ed interdire la spedizione di WMD o materiali duali piuttosto che precursori chimici e loro mezzi di diffusione.

Lo svolgimento di tali esercitazioni reali rafforza il valore della Proliferation Security Initiative, confermando come tale iniziativa non si limiti a stabilire concetti astratti, bensì conduca a risultati tangibili garantendo la sicurezza di porti e rotte mercantili attraverso un intervento altamente professionale nel contrasto alla proliferazione delle armi di distruzione di massa.

 

Articolo a cura di Claudia Petrosini e Stefano Scaini

Claudia Petrosini è un’Ufficiale superiore di stato maggiore della Marina Militare, nata a Roma nel 1978. Laureata nel 2006 in Scienze politiche ad indirizzo politico internazionale presso l’Università di Pisa, ha svolto servizio sulle Unità maggiori di superficie quale Ufficiale specializzato in radar e telecomunicazioni per un decennio. Nel 2015 ha conseguito un Master in studi strategici e sicurezza internazionale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nel novembre 2016 con una tesi dal titolo “Infrastrutture critiche italiane: pervenire ad una mappatura territoriale dei rischi CBRN” ha conseguito il master in protezione strategica del sistema paese presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale. Da settembre 2016 è impiegata presso lo Stato Maggiore della Difesa, dove si occupa principalmente degli aspetti di policy nazionale, NATO e dell’Unione Europea relativi alla difesa chimica, biologica radiologica e nucleare e contro-proliferazione.

Stefano Scaini opera professionalmente nei settori Intelligence, Security e Safety dal 1993, fornendo servizi, consulenze e contributi didattici in merito a sicurezza, tecnologie ed applicazioni sia civili che militari; ciò, con particolare riferimento agli aspetti cosiddetti dual-use e quanto afferente ai settori Sicurezza, Protezione e Difesa di assets critici. Certificato CBCI con "Merit" presso il Business Continuity Institute ed ammesso quale AMBCI - Associate Member, è altresì certificato Professionista della Security di II livello - Security Manager UNI 10459:2017.

Coautore dei volumi dal titolo “Calcoli di dinamica dell’esplosione” (2015) ed “Esplosivi e security” (2010), Autore di numerose e riconosciute pubblicazioni in campo nazionale ed internazionale, nonché collaboratore di Networks e Stampa specializzata, è Consulente e Formatore presso Safety & Security managements di Società nazionali e Multinazionali, Enti, Associazioni ed Istituti di ricerca e formazione accreditati. Docente presso NATO JCBRND COE, MARSEC COE, UN, Eurojust, la Missione Diplomatica degli Stati Uniti d’America, le Forze Armate e di Polizia Italiane ed Atenei quali Franklin University Switzerland, Politecnico di Torino, Università degli Studi "Link Campus University", Università degli Studi di Bologna “Alma Mater”, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Università degli Studi di Milano-Bicocca, Università degli Studi della Tuscia "UniTus" e Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Consulente a disposizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, è stato segnalato tra le nominations dei “World Demolition Training Awards 2010” per la didattica specialistica erogata ai Nuclei Artificieri antisabotaggio e Polaria della Polizia di Stato Italiana.

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