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Nuove sfide per il settore Sicurezza & Difesa alla luce dell’attuale crisi pandemica

È fuor di dubbio come la crisi pandemica globale che noi tutti stiamo vivendo rappresenti un evento senza precedenti per l’intera comunità mondiale; a seguito del trend di crescita apparentemente incessante del contagio, gli Stati hanno quasi da subito imposto estensive misure di confinamento, quarantena ed in alcuni casi di isolamento, unitamente all’imposizione di limitazioni e restrizioni relativamente alla mobilità e alle abitudini quotidiane delle persone.

All’interno di questo scenario le Forze di Polizia, l’intero comparto della Vigilanza privata, nonché le Forze Armate chiamate a intervenire in supporto con compiti di vigilanza, controllo e di ordine pubblico, sono state costrette a moltiplicare i propri sforzi, pur restando a parità di risorse, per rispondere alle impellenti necessità di una circostanza a dir poco sui generis.

Inutile sottolineare quanto a una tale situazione sottendano problematiche e criticità di sicurezza interna, tanto in riferimento ai singoli Stati quanto a realtà come, ad esempio, la Comunità Europea; le organizzazioni criminali, siano esse più o meno strutturate, hanno infatti immediatamente colto quali opportunità potesse offrire un simile stato di crisi, iniziando a massimizzare le proprie attività illecite proprio grazie alle molteplici vulnerabilità che sono emerse a causa della situazione odierna.

Aspetti assolutamente oggettivi quali la delocalizzazione di risorse a ulteriori incarichi e mansioni di vigilanza e controllo del territorio, la limitata presenza di persone all’interno di uffici e siti produttivi, l’enorme aumento di frequentatori del web in ottica smart working nonché di didattica a distanza a causa della forzata chiusura degli Istituti scolastici di ogni ordine e grado, è chiaro quanto abbiano potuto far lievitare in numero le vulnerabilità, in termini di sicurezza sia fisica che cyber, comunemente presenti nel nostro Sistema.

Inoltre, un diffuso sentimento d’ansia, preoccupazione e incertezza nei confronti del futuro, unitamente a palpabili segnali di disagio e agitazione sociale, non possono altro che giocare a favore di attori pronti ad approfittare di una simile situazione; le organizzazioni criminali, con particolare riferimento a quelle organizzate, sono notoriamente dotate di spiccate capacità di adattamento e flessibilità, pronte a cogliere qualsivoglia occasione ed evolvendo talvolta nel proprio modus operandi nonché nello sviluppo di nuove attività criminali.

Un esempio di tali attitudini, purtroppo riscontrabile dalle cronache pressoché quotidianamente, è quello relativo alla capacità di indirizzare le proprie attività illecite nei confronti di sostanze e materiali caratterizzati da un particolare valore aggiunto in determinate circostanze.

Lo stato inizialmente emergenziale e ora di vera e propria crisi, vissuto in questi giorni dalle realtà ospedaliere presenti sul nostro territorio, ha, come ampiamente prevedibile, amplificato il loro status di soft-target, con un conseguente incremento delle vulnerabilità tutte; in particolare quelle correlate al compimento, ad esempio, di furti di Dispositivi di Protezione Individuale, merce a dir poco rara e ricercata in periodi nei quali imperversano criticità legate alla pandemia tuttora in atto.

È accaduto a Parma, tra le primissime province ad essere identificate come zona rossa prima che la misura si estendesse a tutto il territorio nazionale, dove la Guardia di Finanza ha individuato una Sala slot che aveva abusivamente messo in vendita prodotti disinfettanti e strumenti di protezione di naso e bocca solitamente utilizzati in ospedale; in base a quanto ricostruito, ogni mascherina era rivenduta a circa 70 euro sfruttando, in modo speculativo, l’aumento della domanda dell’ultimo periodo nel quale erano aumentati a dismisura i contagi.

Analogamente, le Fiamme gialle di Torino hanno denunciato numerose persone nel corso di un’operazione che ha coinvolto tutto il Paese: approfittando della situazione critica causata dall’epidemia, alcuni commercianti avrebbero infatti trovato il modo di vendere centinaia di dispositivi di protezione individuale a prezzi a dir poco esorbitanti, quindi ampiamente maggiorati rispetto al valore di mercato; le mascherine, nei primi giorni dell’emergenza, sono andate talmente a ruba nel nostro Paese, e a prezzi così elevati, che il Ministero ha dovuto chiedere alla Guardia di Finanza di compiere verifiche sui siti di vendite on-line, al fine di porre un freno ad attività quali quelle descritte in precedenza.

L’attenzione, gli sforzi e le risorse sono oggigiorno, ovviamente, focalizzate principalmente sulla risoluzione della crisi dal punto di vista della salute, con un occhio all’immediato futuro per predisporre politiche e strumenti funzionali alla ripresa sia economica che finanziaria; il crimine, nello scenario attuale, rappresenta purtroppo un serio fattore d’interruzione nonché di distrazione relativamente agli sforzi e all’impegno che gli Stati e la Comunità Europea stanno mettendo per assicurare la salute e la sicurezza dei cittadini tutti, e per questo motivo rimangono argomenti assolutamente centrali la prevenzione e il contrasto ad esso.

La pandemia globale non rappresenta soltanto una seria criticità dal punto di vista della salute, ma anche un enorme rischio di Cybersecurity: la criminalità, avvantaggiandosi del proliferare del virus, approfitta della necessità che le persone hanno di informazioni e provviste; la crisi correlata al Covid-19 è stata utilizzata, ad esempio, per condurre attacchi di Social engineering, estese campagne di phishing a mezzo e-mail, nonché colpire aziende, enti e organizzazioni inoculando malware e qualsivoglia strumento funzionale all’esecuzione di data breach nell’immediato o in futuro.

Uno degli attacchi cyber più eclatanti è stato quello perpetrato il 12 marzo 2020 nei confronti dell’Ospedale Universitario di Brno in Repubblica Ceca, il quale ha dovuto chiudere interamente il proprio sistema IT, rimandare interventi chirurgici urgenti, nonché delocalizzare  pazienti in strutture sanitarie alternative mettendo in serio pericolo numerose vite umane.

Parimenti a quanto rappresentato in precedenza in merito al compimento di furti di D.P.I. e alla loro rivendita in chiave speculativa, la crisi pandemica ha inoltre notevolmente aumentato i casi di frode in tutto il mondo, soprattutto nei rapporti commerciali e nelle transazioni funzionali all’approvvigionamento di materiali e sostanze di prima necessità; la recente cronaca è purtroppo ricca di casi in cui, a fronte di pagamenti effettuati pari a diversi milioni di euro nei confronti di Paesi extraeuropei, non sia mai avvenuto il ricevimento della fornitura richiesta.

Il disperato bisogno di materiali oggi più che mai da considerarsi di prima necessità, ha inoltre fatto proliferare il mercato della contraffazione e delle merci non corrispondenti agli standard qualitativi richiesti e necessari: l’introduzione sul mercato, ad esempio, di Dispositivi di Protezione Individuale privi di omologazioni e certificazioni, non rappresenta altro che la punta di un iceberg dalle dimensioni non indifferenti.

Infine altre svariate attività criminali – quali ad esempio l’introduzione in ambiente domestico per compiere furti e rapine spacciandosi quali appartenenti a Servizi sanitari, Servizi sociali di assistenza o addirittura Forze dell’Ordine -, stanno colpendo categorie particolarmente vulnerabili della nostra società, quali le persone anziane e sole, oggi più che mai spaventate e disorientate a fronte di uno scenario che le vede attori passivi alla mercé di un nemico subdolo ed invisibile.

Da tutto ciò si evince quanto le presenti e future sfide alle quali l’intero comparto Sicurezza & Difesa è chiamato siano molteplici; la necessità di prevenire e contrastare la criminalità, sostanzialmente immutata rispetto al passato, si arricchisce però, in virtù di una crisi senza precedenti, di aspetti nuovi: la presenza di nuove “merci rare” a causa della loro odierna indispensabilità, l’oggettivo aumento di vulnerabilità generato da un enorme dispendio di risorse focalizzate pressoché in toto sulla risoluzione degli aspetti sanitari e un’inconscia auto-rivalutazione, a livello sociale, di quelli che realmente sono ad oggi i nostri veri bisogni primari, quasi a voler ricalibrare quanto teorizzato da Abraham Maslow nell’ormai lontano 1954.

 

Articolo a cura di Stefano Scaini e Claudia Petrosini

Stefano Scaini opera professionalmente nei settori Safety e Security dal 1993, fornendo servizi, consulenze e contributi didattici in merito a sicurezza, tecnologie ed applicazioni sia civili che militari; ciò, con particolare riferimento agli aspetti dual-use e quanto afferente ai settori Sicurezza, Protezione e Difesa di assets critici. Certificato CBCI con merito ed ammesso al livello AMBCI del Business Continuity Institute, è altresì certificato Professionista della Security di II livello - Security Manager in conformità alla norma UNI 10459:2017. Certificato P.F.S.O., C.S.E., R.S.P.P. e Coordinatore 257/'92, è iscritto al Ruolo dei Periti e degli Esperti presso la CCIAA di Parma nella Categoria X-6) CHIMICA-Esplosivi. Analista certificato nel Sistema di analisi scientifica del comportamento facciale e motorio-gestuale e nel Sistema avanzato di decodifica del comportamento facciale, è già coautore dei volumi dal titolo "Terrorismo e Soft-target" (2020), "Calcoli di dinamica dell'esplosione" (2015) ed “Esplosivi e security” (2010), nonché Autore e Coautore di numerose e riconosciute pubblicazioni tecnico-scientifiche in campo nazionale ed internazionale. Dal 2005 è Consulente, Supervisore e Formatore presso Safety & Security managements di Società nazionali e Multinazionali, Enti, Associazioni ed Istituti di ricerca e formazione accreditati, nonché docente presso NATO JCBRND COE, NATO CMDR COE, MARSEC COE, Nazioni Unite, EUROJUST, la Croce Rossa Italiana e le Forze Armate e di Polizia italiane. Da allora ha inoltre maturato numerose esperienze in qualità di Docente presso svariati Atenei nazionali ed internazionali, tra cui Franklin University Switzerland, Politecnico di Torino e le Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e “Tor Vergata”. Consulente a disposizione della Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana dal 2012, è stato segnalato tra le nominations dei “World Demolition Training Awards 2010” per la didattica specialistica erogata ai Nuclei Artificieri antisabotaggio e Polaria della Polizia di Stato Italiana.

Claudia Petrosini è un'Ufficiale superiore di stato maggiore della Marina Militare, nata a Roma nel 1978. Laureata nel 2006 in Scienze politiche ad indirizzo politico internazionale presso l’Università di Pisa, ha svolto servizio sulle Unità maggiori di superficie quale Ufficiale specializzato in radar e telecomunicazioni per un decennio. Nel 2015 ha conseguito un Master in studi strategici e sicurezza internazionale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nel novembre 2016 con una tesi dal titolo “Infrastrutture critiche italiane: pervenire ad una mappatura territoriale dei rischi CBRN” ha conseguito il master in protezione strategica del sistema paese presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale. Dal 2016 al 2019 è stata impiegata presso lo Stato Maggiore della Difesa, dove si è occupata principalmente degli aspetti di policy nazionale, NATO e dell’Unione Europea relativi alla difesa chimica, biologica, radiologica e nucleare, nonché di contro-proliferazione. Attualmente lavora presso gli Uffici del Capo di Stato Maggiore della Difesa.

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