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La sanificazione degli ambienti al tempo del Covid-19

La recente comparsa di un’infezione nell’uomo sostenuta da un nuovo virus della famiglia dei “coronavirus”, classificato dal Coronavirus Study Group (CSG) dell’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV) con il nome di SARS-CoV-2, pone la necessità di intervenire attraverso misure di profilassi diretta in grado di arginare l’epidemia in corso e quindi limitare la diffusione.

L’azione prioritaria è il contenimento del virus limitando fondamentalmente il contatto fra le persone – mantenimento della distanza sociale (almeno 1 metro) – ma non di meno la sanificazione degli ambienti di vita, siano essi di lavoro o di civile abitazione.

Metodi di trasmissione del virus

La trasmissione del virus avviene sia per via diretta (attraverso l’aerosol ricco di particelle virali) sia per via indiretta (attraverso superfici ed oggetti contaminate). I tempi di sopravvivenza di SARS-CoV-2 al di fuori dell’organismo infetto non sono completamente noti in quanto, ad oggi, non esistono studi definitivi in tal senso. Una recente revisione della letteratura scientifica disponibile ha permesso di meglio definire la persistenza nell’ambiente dei coronavirus responsabili di patologie nell’uomo e l’efficacia del loro controllo mediante i prodotti biocidi (Regolamento UE n. 528/2012) e Presidi Medico Chirurgici (PMC) disinfettanti utilizzati nelle strutture sanitarie.

Casi di studio: sopravvivenza del virus

In base alle informazioni preliminari, il virus potrebbe sopravvivere alcune ore sulle superfici ma gli studi sono ancora in corso. Da studi recenti è emerso che questo virus può rimanere attivo su diverse superfici inanimate, come metallo, vetro o plastica, per un tempo compreso da 2 ore a 9 giorni, in dipendenza della presenza o meno di fattori favorevoli al virus quali: temperatura ambiente (20°C) e umidità (50%). Infatti per MERS-CoV, SARS-CoV, TGEV e MHV, la durata della persistenza nell’ambiente è sensibilmente ridotta a temperature superiori a 30°C.

I dati sull’inattivazione dei coronavirus da parte dei principi attivi biocidi e dei PMC in fase di approvazione a biocidi sono stati esaminati in diversi studi. Da questi lavori è emersa la possibile inattivazione del coronavirus in circa un minuto, mediante procedure di disinfezione delle superfici, con etanolo a concentrazioni comprese tra 62-71%, con perossido di idrogeno allo 0,5%, o con ipoclorito di sodio allo 0,1%.

Altri principi attivi come l’ammonio quaternario allo 0,05-0,2%, o la clorexidina digluconato allo 0,02% sono risultati meno efficaci. È ipotizzabile che queste stesse molecole, alle stesse concentrazioni, possano avere effetti simili anche contro il SARS-CoV-2.

L’OMS raccomanda che le procedure di disinfezione ambientale nei confronti di SARSCoV-2 siano eseguite in modo coerente e corretto, quindi con la pulizia accurata delle superfici con acqua e detergente e successivo utilizzo di disinfettanti comunemente usati a livello ospedaliero (come l’ipoclorito di sodio) sono procedure efficaci e sufficienti. L’OMS raccomanda una concentrazione di etanolo al 70% per la disinfezione di piccole superfici ed è consigliato l’utilizzo di candeggina , diluito da ipoclorito di sodio al 5%, per una concentrazione finale dello 0,05%.

Programma di intervento

Una corretta pulizia si compone di almeno tre fasi.

Il primo passaggio è una rimozione meccanica dello sporco. Dopo questa fase, si passa a un prodotto sgrassante o a un semplice detergente, indispensabile per eliminare quel primo strato di sporco che altrimenti potrebbe diventare una sorta di protezione di virus e batteri. Terminare con una disinfezione delle superfici in maniera accurata. Per eseguire una corretta disinfezione e decontaminazione di uno spazio che potrebbe aver recentemente subito la presenza di coronavirus – e in generale qualsiasi altro tipo di virus -, è richiesta una profonda conoscenza dell’agente da rimuovere.

Nel caso specifico, le conoscenze su SARS-CoV-2 sono ancora in fase di studio e poiché non sono ancora ben note tutte le modalità di trasmissione e di resistenza nell’ambiente, è necessario applicare procedure di sanificazione secondo protocolli validati per altri patogeni al fine di utilizzare i prodotti chimici più appropriati. Quindi, fino a quando non saranno prodotte ulteriori informazioni, si farà riferimento alle tecniche di decontaminazione già sviluppate e che sono state utilizzate per precedenti ceppi di coronavirus o riportate nelle pubblicazioni scientifiche più recenti.

Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione; oramai tutti i media ci informano costantemente su tale importanza con pubblicità, messaggi e inviti quali “dovresti lavarti le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcool con una concentrazione alcolica di almeno il 60%” (cit. Ministero della Salute).

Le nostre mani durante il giorno toccano diverse superfici contaminandosi continuamente con virus e batteri ed altri microrganismi. Il British Medical Journal nel 2009 ha pubblicato uno studio, e ha concluso che lavarsi le mani almeno 10 volte al giorno è necessario per prevenire le malattie.

Un corretto lavaggio delle mani permette di ridurre di oltre il 40% il rischio di contrarre infezioni.

Nel programma è definito il personale (numero di addetti, livello di formazione) adeguato all’intervento. Inoltre viene incaricato l’addetto con funzione di supervisore, con i compiti di:

  • verificare la dotazione di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) degli addetti;
  • verificare la dotazione personale dei detergenti e disinfettanti nella corretta diluizione, dei materiali di consumo e attrezzature per svolgere le proprie funzioni;
  • verificare il corretto e completo svolgimento delle attività assegnate agli operatori;
  • possedere una procedura di intervento corretta e adeguato per il lavoro da effettuare;
  • gestire la procedura in caso di emergenza (per contatto, inalazione o ingestione di agente chimico).

Gli addetti devono svolgere unicamente le funzioni per le quali sono stati formati. Devono ricevere una formazione specifica per le aree di intervento. Inoltre devono essere formati sui pericoli biologici e chimici a cui potrebbero essere esposti sul luogo d’intervento.

Disinfettanti

Le indicazioni del Ministero della Salute emesse in data 22 febbraio 2020 relativo alle misure per combattere SARS-CoV-2, riportano un chiaro riferimento alla necessità di procedere alla disinfezione quale mezzo per inattivare il virus :“…sono efficacemente inattivati da adeguate procedure di sanificazione che includano l’utilizzo dei comuni disinfettanti di uso ospedaliero, quali ipoclorito di sodio (0.1% -0,5%), etanolo (62-71%) o perossido di idrogeno (0.5%), per un tempo di contatto adeguato”.

Inoltre, secondo le precisazioni del Ministero della Salute, l’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’0,5% (candeggina).

Di seguito vengono riportati i disinfettanti più comuni che possono essere impiegati nelle procedure di disinfezione nei confronti di SARS-CoV-2 in base alle attuali conoscenze

1. Alcol

Solitamente si utilizza sotto forma di alcool etilico o di alcool isopropilico. Entrambi possiedono attività battericida nei confronti delle forme vegetative. Inoltre sono fungicidi e virucidi. La loro attività si esplica rapidamente quando diluiti in acqua alle concentrazioni comprese tra il 60 ed il 90%. L’alcol etilico (70%) è quindi un potente germicida ad ampio spettro. L’uso prolungato e ripetuto dell’alcol etilico può causare scolorimento, rigonfiamenti, indurimenti superfici di gomma e di alcune materie plastiche. L’alcol è considerato attivo nei confronti di SARS-CoV-2.

2. Cloro

Solitamente utilizzato nella forma di ipoclorito sia liquido (ipoclorito di sodio) sia solido (ipoclorito di calcio). L’ipoclorito di sodio è normalmente utilizzato in soluzione tra il 5% ed il 6% che prendono il nome di candeggina. I vantaggi nell’uso di tali soluzioni sono l’ampio spettro di attività antimicrobica ed il costo molto contenuto. Tra gli svantaggi si ricorda che la candeggina può lasciare dei residui tossici per l’ambiente se utilizzata in grande quantità ed in maniera impropria (sviluppo di gas tossici in presenza di alcali o acidi).

Inoltre risulta corrosiva per i metalli ed è poco stabile nel tempo. Per tale motivo deve essere conservata in contenitori opachi ed utilizzata nel più breve tempo possibile.

3. Perossido d’Idrogeno

Chiamata comunemente “acqua ossigenata”, possiede un’elevata attività germicida ed è considerato battericida, virucida e fungicida a seconda delle concentrazioni di utilizzo. La soluzione al 3% è quella più comunemente utilizzata ed è stabile nel tempo se conservata in contenitori opachi. È considerato poco tossico per l’ambiente in quanto velocemente degradato in ossigeno e acqua.

4. Ozono

Il Ministero della Sanità ha riconosciuto l’utilizzo dell’ozono nel trattamento dell’aria e dell’acqua, come presidio naturale per la sterilizzazione di ambienti contaminati da batteri, virus, spore, muffe ed acari. Può essere utilizzato sotto forma di gas per la disinfezione di ambienti, sia sotto forma di acqua ozonizzata per la disinfezione di superfici e materiali. Non lascia residui ed ha bassa emivita. Non c’è nessuna evidenza scientifica che l’ozono sia efficace nell’eliminazione del virus incapsulato Covid -19  ma può essere considerato attivo nei confronti di SARS-CoV-2.

5. Acido Peracetico

L’acido peracetico è prodotto solitamente in concentrazioni di 5-15%. Quando si dissolve in acqua, si scinde in perossido di idrogeno ed acido acetico, che reagendo daranno ossigeno e anidride carbonica. I prodotti di degradazione non sono tossici e possono dissolversi facilmente in acqua.  È usato principalmente nell’industria alimentare, per la sterilizzazione di strumentario medico e nella disinfezione dei liquami. Anche se non vi sono dati a supporto, considerando l’azione ossidante, l’acido peracetico può essere considerato attivo nei confronti di SARS-CoV-2.

6. Sali d’ammonio quaternario

I Sali d’ammonio quaternario sono ampiamente utilizzati come disinfettanti. In pratica prevale l’azione detergente in quanto, in presenza di sostanza organica, di acqua dura e di cellulosa, perdono gran parte della loro attività disinfettante. I Sali d’ammonio quaternario vengono considerati fungicidi, battericidi e virucidi (virus provvisti di envelope, la capsula esterna). Secondo la letteratura disponibile, sono considerati poco attivi nei confronti di SARS-CoV-2 .

In conclusione precisiamo che una pulizia non costante, ma una tantum o periodica sarebbe sostanzialmente inutile in quanto il virus avrebbe il tempo di depositarsi e “infettare” le superfici.

Pertanto, restano salve le comuni precauzioni: disinfettare sempre gli oggetti usati frequentemente con un panno inumidito con prodotti a base di alcol o candeggina; il lavaggio frequente delle mani, fondamentale per la prevenzione delle infezioni; igienizzare tutte le superfici con prodotti specifici; evitare contatti stretti e protratti con persone che presentano sintomi influenzali ed infine adottare tutte le misure di prevenzione che il datore di lavoro ritiene necessarie.

Al momento sono queste le uniche misure di prevenzione sulle quali possiamo contare, visto che tutt’ora non esiste un vaccino contro tale virus.

In questo contesto di “panico”, ove scarseggiano o sono di difficile reperimento i detergenti o disinfettanti, le persone provano a “creare” il detergente in casa. A tal proposito, l’Istituto superiore di sanità sconsiglia i disinfettanti “fai da te” poiché i prodotti devono rispettare precisi standard di qualità, difficili da ricreare in casa con i pochi mezzi a disposizione.

Si ricorda l’importanza anche degli “strumenti” utilizzati per la pulizia i quali, dopo molteplici utilizzi, possono impregnarsi di residui di sporco tali da risultare inutilizzabili.

L’ideale sarebbe utilizzare sempre prodotti usa e getta, o cambiarli e igienizzarli con grande frequenza.

 

Articolo a cura di Bartolomeo Dragano

Bartolomeo Dragano, laureato dapprima in “Tecniche della Prevenzione nell'Ambiente e nei luoghi di Lavoro” presso l’Università Cattolica di Roma e successivamente in “Scienze delle Professioni Sanitarie e della Prevenzione” presso l’Università di Campobasso, consulente aziendale.

La prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro, l’igiene alimentare, creare benessere organizzativo e benefici di business, rappresentano una “missione e filosofia di vita”.

Dopo aver maturato importanti esperienze prevenzionistiche in diverse tipologie di attività pubbliche e private, svolge funzioni di responsabile di Sicurezza, Igiene Alimentare, Ambientale, Antincendio e Responsabile di Progetti Formativi in diverse strutture lavorative.

Collabora come formatore esterno qualificato con diverse società di formazione e consulenza operanti in tutta Italia.

Ha lavorato presso diverse aziende nei settori chimico, farmaceutico, siderurgico, alimentare, sanitario, trasporti, e molti altri.

Tra le certificazioni personali acquisite si annoverano: Tecnico Competente in Acustica; Formatore qualificato; Coach Business; Abilitazione al ruolo di RSPP con acquisizione dei modulo A, modulo B comune e specialistico, Modulo C; numerosi aggiornamenti; vari seminari tecnici e didattici.

Il curriculum esteso è consultabile alle pagine LinkedIn: Bartolomeo Dragano

 

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