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Storia delle armi: dalla pre-preistoria all’Antica Grecia

Introduzione

I ritrovamenti archeologici inducono a ritenere che le prime armi usate dall’uomo abbiano fatto la loro comparsa durante l’ultima glaciazione, circa 70.000 anni fa; si trattava di clave, lance e pietre (che venivano scagliate contro il nemico). La lancia, con la sua punta in osso o in legno indurito dal fuoco, è la prima arma “costruita” di cui si abbia notizia. Nel corso del Mesolitico (tra il 12000 e l’8000 a. C.), apparvero quattro nuove armi fondamentali: l’arco, la fionda, la daga (spada corta) e la mazza. Anche le armi più antiche, come quelle odierne, possono essere classificate in armi a breve, medio e lungo raggio.

Dalla pre-preistoria all’Antica Grecia

Nell’Antichità, la lancia aveva un raggio d’azione di circa 20 metri, mentre con l’arco si poteva uccidere a una distanza tre volte maggiore; se scoccate a ripetizione, le frecce potevano svolgere la funzione di una primitiva artiglieria. La fionda era ancora più letale dell’arco e poteva colpire a distanze maggiori (oltre 200 metri). Il raggio d’azione e l’effetto letale della fionda erano così grandi che nell’esercito romano, migliaia d’anni più tardi, esistevano ancora reparti di frombolieri. La daga e la mazza – che in seguito divenne l’ascia di guerra – resero più micidiale il combattimento corpo a corpo: quasi sempre un solo colpo inferto con queste armi risultava fatale.

Nelle società preistoriche non si producevano armi specificamente destinate alla guerra, né esistevano individui specializzati nella fabbricazione di armi. Per l’uomo preistorico le armi da usare in guerra erano le stesse di cui si serviva per cacciare, e ciò spiega perché i migliori cacciatori fossero anche comandanti sul campo; è pur vero che sacerdoti e sciamani presiedevano alla fabbricazione delle armi e le benedicevano per dotarle di poteri magici, ma non esisteva un'”industria bellica” autonoma; un tale sviluppo si sarebbe verificato per la prima volta svariati secoli più tardi, al tempo degli Egizi.

Dopo l’invenzione delle armi appena descritte, il principale progresso nel settore fu l’impiego del rame per la loro fabbricazione (4000 a.C. circa). A sua volta il rame fu – intorno al 3000 a.C. – sostituito col bronzo, un composto di rame e stagno, che si rivelò più resistente e quindi più adatto per forgiare armi. Questa rivoluzione tecnologica coincise con la nascita dell’Impero egizio e determinò la creazione dei primi grandi eserciti, nonché l’avvento dell’era delle guerre “moderne”. Gli eserciti dei faraoni furono i primi al mondo a essere costituiti da forze permanenti di coscritti. Gli Egizi schieravano normalmente armate di 25.000 uomini. Le difficoltà inerenti alla fabbricazione delle armi in bronzo portarono alla creazione della prima industria bellica a carattere permanente.

Gli Egizi, per primi, impiantarono un’organizzazione militare di tipo moderno, basata su:

a) un esercito permanente, formato da truppe di leva e da ufficiali professionisti appositamente addestrati;
b) una tecnologia bellica estremamente innovativa (gli Egizi inventarono la balista);
c) un sistema logistico militare saldamente radicato nella società civile;
d) formazioni da battaglia di grandi dimensioni, simili a quelle odierne.

Nel 1600 a.C. gli Hyksos invasero l’Egitto. Essi rivoluzionarono l’arte della guerra con l’invenzione del carro da combattimento, antenato del moderno carro armato. Trainato originariamente da quattro buoi o muli, il carro degli Hyksos trasportava una piattaforma di tiro, su cui prendevano posto arcieri o lancieri. Sostituendo le ruote piene con ruote a raggi, cerchiate in metallo, e ideando un modello di carro a due ruote trainato da cavalli, gli Egizi migliorarono notevolmente il carro militare, rendendolo più veloce e agile.

Gli Egizi, inoltre, inventarono l’arco composto, costruito con listelli d’osso o di legno. Questo procedimento costruttivo accrebbe la distanza e la precisione del tiro e la capacità di penetrazione delle frecce. Grazie anche alla nuova punta metallica di cui queste erano dotate, un arco egizio poteva uccidere fino a una distanza di quasi 300 metri: distanza mai più superata, neppure dagli archi moderni.

Durante le età del Rame e del Bronzo comparvero anche l’elmo (in bronzo), la corazza a maglia, l’ascia a lama metallica e la spada di bronzo. Dal 1200 a.C. fino all’avvento di Alessandro Magno (336 a.C.) la tecnologia delle armi progredì lungo tre direttrici parallele per opera degli Assiri, dei Persiani e dei Greci. Il 1200 a.C. segna l’inizio dell’età del Ferro e il sorgere dell’Impero assiro. Se è vero che furono gli Ittiti a usare per primi, in guerra, armi di ferro, furono però gli Assiri ad adottarle sistematicamente.

Le armi di ferro duravano di più e potevano facilmente perforare gli scudi, gli elmi e le corazze di bronzo. Il minerale di ferro, inoltre, era più agevolmente reperibile dello stagno alluvionale necessario per la produzione del bronzo, e una volta che il procedimento per ricavare il ferro, coperto da segreto militare, fu conosciuto da altre popolazioni, il numero delle armi di ferro crebbe vertiginosamente. Gli Assiri non solo furono maestri nell’impiego del carro da combattimento ma istituirono anche -primi nella storia – reparti di cavalleria. La cavalleria assira era una forza formidabile, il cui mantenimento comportava metodi logistici moderni (analoghi a quelli adottati da Napoleone). Gli ufficiali assiri addetti alla logistica – chiamati musarkisus – acquistavano e allevavano quasi tremila cavalli al mese.

Gli Assiri, assai più degli Egizi, edificarono una società militarizzata, dedita alla conquista. In particolare essi furono maestri nella guerra d’assedio; i loro eserciti comprendevano reparti specializzati di genieri e “guastatori“, il cui compito era quello di superare le difese delle città fortificate. Furono gli Assiri che inventarono l’ariete, la torre da assedio e la scala portatile. Alla capacità organizzativa gli Assiri aggiunsero un’ulteriore arma: la dimensione degli eserciti. Essi furono capaci di schierare sul campo tra i 100.000 e i 200.000 uomini, una forza equivalente – secondo gli standard moderni – a quella di venti divisioni.

L’Impero persiano (600- 300 a.C.) fu lo Stato più esteso del mondo antico e le sue dimensioni richiesero il più imponente esercito di leva mai schierato: 300.000 uomini. La fanteria persiana aveva in dotazione una lancia corta, una daga e uno scudo leggero di vimini. A sostegno della fanteria fu introdotta la cavalleria leggera: un reparto da attacco eccezionalmente manovrabile. Ma il maggior contributo dei Persiani al progresso degli strumenti bellici si ebbe nel campo della guerra navale: inventarono la guerra navale su larga scala e adottarono la prima nave progettata espressamente per il combattimento, la trireme. Ideata probabilmente dai Fenici, la trireme era una galera in legno a tre ponti, spinta da 170 rematori e guidata da un timoniere. All’altezza della linea di galleggiamento aveva un grande rostro rivestito di ferro; la nave, lunga circa 40 metri e larga 5, era dotata di una piattaforma da combattimento su cui potevano trovar posto 200 uomini, in genere arcieri e frombolieri.

La tattica persiana prevedeva l’impiego della flotta a sostegno di operazioni sulla terraferma; inoltre spesso i Persiani effettuavano sbarchi di truppe terrestri onde poterle piazzare in posizioni vantaggiose. Pur non essendo una grande potenza militare, anche la Grecia classica (900-300 a.C.) portò un suo contributo all’arte della guerra. Il più importante strumento bellico utilizzato dai Greci fu la falange di opliti, una formazione di fanteria pesante costituita da 96 uomini disposti in otto file. Il soldato della Grecia classica era armato di una spada corta e di un giavellotto lungo quasi 2 metri; completavano l’equipaggiamento un elmo, di cuoio o di bronzo, una corazza di bronzo o di lino laminato, gambali (anch’essi in cuoio o bronzo) e uno scudo.

La preminenza della falange come formazione da attacco portò all’impiego di truppe ausiliarie per proteggere la fanteria. Si diffuse così il ricorso agli sciriti, che costituivano una sorta di cavalleria leggera con compiti di ricognizione e di esplorazione. Altre truppe speciali – le formazioni di “peltasti” -, armate di uno  scudo in vimini e di un giavellotto, avevano il compito di correre verso la falange avversaria, scagliare il giavellotto e ritirarsi. Frombolieri e arcieri fecero la loro comparsa in un secondo tempo, ma non raggiunsero mai una piena integrazione con gli altri reparti. I frombolieri greci scagliavano proiettili di piombo o  di argilla a forma di piccoli piombini; sulle ferite provocate da questi proiettili la pelle si richiudeva, provocando l’insorgere di infezioni mortali. Erano inoltre in grado di lanciare proiettili grandi come palle da tennis a oltre 180 metri di distanza.

Il valore militare dei Greci si esprimeva anche nella guerra per mare; essi erano molto abili nella costruzione e nell’impiego delle navi da guerra, come la trireme. I Greci combatterono battaglie navali di dimensioni analoghe a quelle di alcune battaglie navali moderne. In occasione della spedizione navale ateniese contro la Sicilia, nel 415 a.C., 134 navi con 27.000 uomini a bordo percorsero 500 miglia prima di raggiungere l’obiettivo. Quest’impresa regge tranquillamente il confronto con quella compiuta dall’ Armada spagnola, che nel 1588 veleggiò verso l’Inghilterra con 130 navi e 28.000 uomini, coprendo all’incirca la medesima distanza.

Ma non appena gli eserciti greci vennero a contatto con quelli macedoni e persiani, apparve chiaro che la falange oplitica non era in grado di fronteggiare gli attacchi sferrati da forze armate più moderne.

Fine prima parte

 

Articolo a cura di Emanuele Michelangelo Fusco

Mi occupo di Sport, arti marziali, Formazione in ambito sportivo, sicurezza e Military.

Sono un formatore per il settore security e close protection certificato e riconosciuto in ambito internazionale, Maestro di arti marziali e istruttore di difesa operativa.

Esperto in Informatica, Docente ITP e Assistente Tecnico di Laboratorio presso le scuole statali nella provincia di napoli, Consulente e Investigatore privato in ambito penale e civile. Giudice popolare presso la Corte di Assise di Aversa (Ce) e presso la Corte di Appello di Assise di Aversa (Ce), RPO - Responsabile per la Protezione dei Dati.

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