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La formazione sulla sicurezza: un modello di life-long learning da esportare

Non solo gli infortuni sul lavoro minacciano l’integrità psicofisica dell’individuo. Gli eventi conseguenti agli eventi ambientali e i diversi incidenti che avvengono giornalmente ripropongono i temi della prevenzione e sicurezza, oltre che degli ambienti di lavoro, anche negli ambienti di vita.

Possiamo sostenere che la formazione sui temi della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro, dopo anni di impegno sociale e civile, è divenuta un punto fermo che viene riconosciuto come fattore di civiltà e sviluppo competitivo dal mondo produttivo e dalle forze sociali e politiche dei paesi occidentali.

È ormai tempo di ipotizzare un sistema globale di tutela dei cittadini, allargando e integrando la platea dei fruitori della formazione relativa alla sicurezza e alla prevenzione.

Esportare il modello collaudato nella formazione dei lavoratori a favore dei frequentatori di tutti gli ambienti di vita, costituisce un ulteriore strumento di tutela della salute e della integrità fisica della totalità dei cittadini, senza distinzione di età, genere o professione.

Premessa

Il dibattito e le conseguenti azioni messe in merito al fenomeno degli infortuni sul lavoro, la produzione legislativa di questi ultimi anni che ha visto il decreto legislativo n. 106/2009 quale ultimo atto in ordine di tempo, l’impegno delle forze politiche, imprenditoriali e sociali nel contrasto dei rischi nel mondo del lavoro, stanno producendo risultati tangibili.

La Direttiva del Consiglio Europeo n. 89/391/CEE, del 12 giugno 1989, individuava puntualmente la necessità di porre in atto azioni preventive che tutelassero i cittadini dai pericoli esistenti negli ambienti di lavoro ma anche di vita. Da allora molto si è fatto in relazione alla prevenzione dei rischi di natura lavorativa ma poco è avvenuto per prevenire e ridurre tutta una serie di rischi che sono in agguato negli ambienti di vita comune, fuori e dentro l’abitazione.

Potremmo dire che tutti noi siamo costantemente soggetti a varie tipologie di rischi quali quelli domestici, ambientali, antropici e sociali oltre, naturalmente, a quelli presenti negli ambienti di lavoro. Rischi questi che incontriamo in qualsiasi momento della nostra vita senza preavviso e che talvolta ci colgono impreparati. Sono rischi insiti nel vivere comune e, probabilmente per tale motivo, scarsamente presenti alla nostra attenzione.

Spesso accusiamo il destino dell’accadimento di eventi dannosi sostenendo l’imprevedibilità della disgrazia. Analizzando i fatti con maggiore lucidità ci accorgiamo, a posteriori, che molte cose si sarebbero potute fare per prevenire l’evento, magari mitigandone le conseguenze.

La formazione sulla sicurezza: un modello di life-long learning

Ormai possiamo dire che la formazione sui temi della salute e sicurezza degli ambienti di lavoro, dopo anni di impegno sociale e civile, è divenuta un punto fermo che viene riconosciuto come fattore di civiltà e sviluppo competitivo dal mondo produttivo e dalle forze sociali e politiche dei paesi occidentali.

Si sta inoltre facendo strada tra tutte le parti in causa, imprenditoriali, lavorative e sociali, la convinzione che la formazione su queste tematiche non deve e non può ridursi a una mera erogazione di notizie e informazioni “una tantum”, solo per soddisfare un dettato normativo. La formazione sulla salute e sicurezza degli ambienti di lavoro è – e deve essere sempre più – considerata come parte integrante dell’attività lavorativa, in quanto costituisce presupposto e condizione di competitività di qualsiasi attività imprenditoriale. Deve divenire patrimonio culturale di tutti i cittadini, oltre che di ciascun lavoratore che entra nei processi produttivi.

Da qui derivano la consapevolezza e l’esigenza che la cultura della salute e sicurezza degli ambienti di lavoro, i cui principi e contenuti sono in costante evoluzione a seguito della continua modifica dei processi produttivi e tecnologici, sia sempre e ininterrottamente sottoposta a processi di adeguamento e attualizzazione. Ciò comporterà la necessità di ricorrenti e costanti azioni formative nei confronti degli attori.

È questo un caso tipico di life-long learning che, ormai, sta divenendo una metodologia usuale nei processi formativi degli adulti.

I mutamenti degli scenari sociali, produttivi e culturali del modo, la ormai consolidata strutturazione in social network delle nostre relazioni derivante dalla diffusione sempre più capillare degli strumenti di comunicazione di massa, rende impossibile sottrarsi per chiunque a processi di formazione continua, a volte inconsapevole, che ci accompagna e ci accompagnerà per tutto il corso della nostra vita.

La necessità di diffondere e consolidare negli ambienti di lavoro una cultura della salute e sicurezza dei lavoratori ha reso possibile la affermazione in questo ambito di normative che prevedono programmi e metodologie di formazione che seguano il lavoratore e l’imprenditore dal loro ingresso nel mondo della produzione sino a quando decideranno di uscirne.

Metodologie e programmi di formazione che dovranno essere adeguati ed aggiornati in relazione a tutte le modifiche strutturali e di processo che avverranno negli ambienti di lavoro, che dovranno essere predisposti per verificare l’efficienza ed efficacia delle azioni formative e la loro capacità di assicurare la salute e sicurezza degli ambienti di lavoro.

Cultura della prevenzione: un modello non solo per gli ambienti di lavoro

Nel corso degli anni sono state sperimentate svariate metodologie e innumerevoli percorsi formativi hanno visto la partecipazione di datori di lavoro, lavoratori, sindacalisti. I risultati sono stati spesso insoddisfacenti; ma nel tempo le tecniche e gli approcci metodologici si sono evoluti e da una formazione spesso avulsa dal contesto lavorativo, brutalmente frontale, svolta per lo più per rispettare le norme cogenti e a volte scarsa anche nei contenuti, si sta passando a tecniche di formazione che, pur rispettando le norme, privilegiano la compartecipazione dei partecipanti, sollecitando le loro testimonianza e coinvolgendoli nel processo formativo come esperti delle tematiche di cui si va a discutere.

In questi anni è apparso evidente come il modello di formazione in aula, finalizzato al mero trasferimento di notizie e norme, sia perdente; la formazione erogata secondo tali metodologie ha fornito conoscenze e contenuti difficilmente utilizzabili dai partecipanti fuori dall’aula, al loro rientro sul posto di lavoro.

Nella formazione degli adulti un mero trasferimento di notizie e dati non condivisi da parte di un docente “estraneo” non ha seguito e anzi, a volte, ottiene l’effetto contrario.

Per essere produttiva, la progettazione della formazione verso gli adulti deve tenere presente:

  • del bisogno di conoscere degli adulti che sentono l’esigenza di sapere il motivo del perché occorra apprendere qualcosa frequentando un corso;
  • del concetto di sé del discente: man mano che una persona matura e diventa adulta, il concetto di sé passa da un senso di totale dipendenza a un senso di sempre maggiore indipendenza e autonomia;
  • del ruolo dell’esperienza: la maggiore esperienza degli adulti assicura maggiore ricchezza e possibilità d’utilizzo di risorse interne al gruppo dei partecipanti;
  • della disponibilità ad apprendere: quanto viene insegnato deve essere percepito dal partecipante come migliorativo delle proprie competenze e deve poter essere applicato in modo efficace alla vita lavorativa quotidiana;
  • della motivazione: nel caso degli adulti, le motivazioni interne sono in genere più forti delle pressioni esterne.

È lecito chiedersi se questo modello sia esportabile per promuovere processi formativi in altri contesti: la risposta è affermativa, a patto che i modelli formativi da erogare a ciascun individuo siano concepiti e strutturati secondo parametri coerenti.

Una formazione per aiutarci a contrastare i “rischi di vita”

Come sottolineato in premessa, i rischi degli ambienti di lavoro non sono i soli a minacciare la nostra integrità psicofisica. Negli ambienti che identifichiamo come “di vita” si annidano gran parte dei rischi che dobbiamo essere in grado di fronteggiare in ogni istante della nostra vita.

Dai più palesi – l’ambiente urbano, stradale, naturale – a quelli più nascosti e subdoli, come i rischi dell’ambiente domestico che annualmente determinano un grande numero di incidenti spesso mortali.

Su questo versante, sino ad oggi, poco si è fatto per diffondere una cultura della sicurezza e dell’integrità fisica e quel poco non ha visto un centro di governo e coordinamento tale che si potesse identificare un processo formativo che abbracciasse e contemplasse tutti i rischi presenti nei settori della vita quotidiana.

Si è proceduto in ordine sparso, facendo affidamento ad iniziative pregevoli ma isolate e sporadiche che si innestavano in alcuni processi senza avere una visione sistemica, integrata e di lungo periodo.

Ritengo che, invece, sia ormai giunto il momento di progettare un sistema di prevenzione a 360 gradi che sia in grado di tutelare l’individuo, alla stregua di una cintura di sicurezza, da tutti i pericoli provenienti dal mondo che circonda.

In tale sistema di tutela dovrà prevedere una formazione che assuma l’onere di prendere in carico la persona dalla sua nascita e lo conduca lungo il suo percorso di vita sino alla sua conclusione, facendo in modo che sia la più naturale possibile.

Penso a una formazione life-long sulla “cultura della salute e sicurezza dell’individuo” che ponga al centro della sua attenzione tutti gli ambienti di vita che il soggetto attraversa nel corso della sua vita.

Penso a una formazione sulla sicurezza che diffonda i suoi principi e contenuti nell’ambito di qualsiasi contesto e ambiente in cui l’individuo si addentra; a una formazione che, parlando di “cadute dall’alto”, contempli i luoghi di lavoro ma anche le escursioni in montagna; a una formazione che trattando di evacuazione si riferisca ai luoghi di lavoro, ma anche a situazioni che possano interessare i condomini o i luoghi di spettacolo; a una formazione che, insegnando le tecniche antincendio, spieghi come applicarle anche negli ambienti di vita o in presenza di catastrofi naturali.

Penso a una formazione strutturata come un servizio civile, che non si limiti a prevenire unicamente i rischi presenti negli ambienti di lavoro ma, come sollecitato dalla comunità europea, preveda l’attuazione di politiche sistematiche di prevenzione in qualsiasi ambiente di vita. Una formazione che accompagni la persona lungo tutto l’arco della vita, aggiornando continuamente la mappa dei rischi che la circonda e fornendole strumenti di autotutela.

Conclusioni

L’obiettivo da porsi è la realizzazione di un sistema integrato di prevenzione e salvaguardia della salute degli individui, non solo come lavoratori ma come appartenenti al consesso sociale.

La finalità deve essere quella di insegnare a ognuno di noi, in forma sistemica e continua, come fronteggiare rischi e evitare pericoli scaturenti da un utensile, da un evento naturale, da un consesso sociale, da un fatto comunque improvviso e spesso devastante. Si deve raggiungere un livello di consapevolezza e destrezza tale per cui ogni persona sia in grado di “vedere”, “riconoscere”, “valutare” i rischi intorno a sé, in qualsiasi contesto si trovi.

Un tale obiettivo necessiterà la definizione di un progetto che contempli processi formativi omogenei e trasversali a categorie di persone e ambienti, generi ed età, da realizzare con modalità interattive e senza soluzioni di continuità in modo da garantire un livello di consapevolezza e prevenzione adeguato alle modificazioni ambientali, tecnologiche e sociali.

Naturalmente sarà strategico formare un corpo di professionisti della formazione sulla prevenzione, salute e sicurezza a cui affidare la concreta realizzazione del progetto. Questi professionisti, oltre a conoscere normative legislative e norme tecniche, dovranno essere formati sulle tecniche di tutoraggio e coaching per seguire adeguatamente le persone affidate a loro. Dovranno possedere, inoltre, un’adeguata preparazione sulle tecniche di valutazione degli effetti dei percorsi formativi in termini di efficacia degli interventi.

Iniziando sin dall’infanzia a creare e consolidare una cultura della salute e sicurezza dell’individuo si creerà un diffuso clima di responsabilità sociale che oltre a insegnarci a prevenire e affrontare i rischi che ci minacciano ci permetterà di progettare e realizzare opere pubbliche, strumenti di lavoro, ambienti di vita e lavoro sicuri.

Per le caratteristiche e le complessità sin qui esposte ma anche per gli obiettivi dichiarati, un programma formativo di tale dimensione non potrà non avere un notevole impatto sociale e necessiterà di un ampio schieramento di soggetti disposti a collaborare in sinergia tra di loro.

Nessuno potrà considerarsi detentore esclusivo dei saperi e delle capacità tecniche necessarie alla realizzazione di un obiettivo tanto ambizioso.
Tutti i soggetti coinvolti dovranno apportare il loro contributo tecnico-scientifico-esperenziale, con la dovuta umiltà di chi sa bene che i risultati di obiettivi ad alto valore etico e sociale si ottengono solo lavorando concretamente con spirito sinergico e collaborativo.

 

Articolo a cura di Francesco Naviglio

Francesco Naviglio, nato a Roma nel 1948, è residente dal 1999 in provincia di Brescia.

Ha svolto la formazione formale frequentando il Liceo Scientifico Augusto Righi di Roma, la facoltà di Scienze Politiche alla LUISS e di Sociologia alla Sapienza di Roma oltre al Corso concorso di Formazione Dirigenziale presso la SSPA di Caserta.

E’ stato Direttore del Servizio Organizzazione e Formazione dell’Enasarco e in INAIL, Responsabile del Servizio Organizzazione e Controllo, Direttore provinciale dell’INAIL, Direttore Vicario del Centro Elettronico (2004-2006) e Direttore del Servizio Formazione.

Dal 2009 è Segretario Generale dell’Aifos e Formatore certificato della sicurezza sul lavoro oltre che Auditor certificato per gli schemi ISO 9001 e OHSAS 45001. Ricopre anche il ruolo di Presidente di Aifos Service, società di servizi di Aifos.

Per Aifos è membro della Commissione UNI/42 – Sicurezza sul lavoro e di diversi Gruppi di Lavoro.

E’ autore di numerosi articoli e pubblicazioni sui temi della sociologia dell’organizzazione, della formazione e della sicurezza sul lavoro.

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