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8 cose da insegnare per ridurre gli infortuni da rischi meccanici

I seguenti contenuti sono stati inclusi in un corso di aggiornamento per operatori di produzione, manutentori e supervisori di un’azienda siderurgica.

Quando si parla di formazione ai lavoratori o ai preposti, talvolta paradossalmente capita che non venga dedicato tempo a spiegare come evitare di farsi male, preferendo un approccio basato sull’ottemperanza a procedure e norme.

Per ciascuno dei contenuti di seguito descritti, durante la formazione veniva svolta un’attività (ad es. la visione e discussione di un video, la compilazione e discussione di un breve questionario, una simulazione pratica, ecc.) seguita da un debriefing.

La formazione ha avuto successo sia come gradimento che come efficacia. I gruppi di partecipanti erano di circa 12 persone, e la durata era di 2 ore.

Le otto regole sono state pensate con l’intenzione di incidere sulla capacità degli operatori di ridurre la propria esposizione ai rischi di tipo meccanico, tipici del contesto in cui lavoravano.

  1. La cosiddetta “linea del fuoco”

La «linea del fuoco» è lo spazio o la direzione in cui si può essere raggiunti da energie lesive. Essere nella linea del fuoco significa essere più esposti a rischi, al contrario riconoscerla e restarne al di fuori può quindi evitare episodi incidentali e infortunistici.

Alcuni esempi di linea del fuoco sono:

  • nell’area sotto un carico sospeso;
  • nell’attraversamento di una strada o di uno spazio in cui potrebbero passare mezzi (carrelli, treni, ecc.);
  • vicino a una porta che potrebbe aprirsi all’improvviso.

Spiegare come individuare la linea del fuoco nelle diverse operazioni e in diverse circostanze è un buon punto di partenza per consentire di difendersi dai rischi meccanici.

In realtà il concetto non si applica solo ai rischi meccanici, ma anche di altro tipo.

  1. I punti di schiacciamento

Sono i punti dello spazio di lavoro in cui le mani possono subire uno schiacciamento; si tratta di un caso particolare di «linea del fuoco» e riguarda in modo specifico lo schiacciamento delle mani.

Esempi di punti di schiacciamento sono:

  • lo spazio in cui si sta chiudendo una porta o portiera;
  • lo spazio in cui si sta chiudendo uno sportello, un cassetto;
  • sotto una pressa o vicino ad altro organo in movimento che potrebbe produrre uno schiacciamento;
  • se si sta tenendo un chiodo con le mani mentre si batte con un martello sulla testa del chiodo.

L’applicazione del concetto riguarda infortuni molto frequenti, se è vero che le mani sono, nelle statistiche delle parti del corpo lese, fra i primi posti.

  1. La stabilità

Se immaginiamo di dover operare con un attrezzo (per bucare, tagliare, o per altre operazioni meccaniche), è importante considerare che la stabilità del pezzo, e del nostro corpo, sono importantissime per evitare di avere contraccolpi, di perdere l’equilibrio, di dover fare improvvise azioni per recuperare un oggetto o l’equilibrio.

L’applicazione di questo concetto richiede che si individuino:

  • le condizioni di stabilità del proprio corpo; ad esempio occorre chiedersi se vi siano tre punti di appoggio ove necessario, se le superfici con cui cerchiamo il contatto per l’equilibrio (ad es. il pavimento, una scala, ecc.) siano stabili e fino a che punto;
  • le condizioni di stabilità dell’oggetto sul quale si sta operando; ad esempio chiedersi se il piano di lavoro sia stabile, se il pezzo sia vincolato e in che modo, se l’attrezzo che si sta usando possa sfuggire o (si pensi a un trapano) possa deviare improvvisamente direzione per mancanza di equilibrio.
  1. La visibilità

Occorre lavorare sempre in condizioni di buona visibilità. La visibilità deve insistere sull’operazione che si sta svolgendo, e sul contesto circostante.

Mantenere la visibilità sull’operazione consente di evitare o minimizzare l’esposizione alla linea del fuoco o a punti di schiacciamento. Mantenere la visibilità del contesto circostante aiuta ad esempio nel comprendere le condizioni di stabilità, le interferenze con altre operazioni o persone presenti.

Una buona visibilità è il risultato di diversi fattori, fra cui:

  • un’appropriata illuminazione dell’ambiente circostante e del punto specifico in cui si sta svolgendo; un’operazione; andrebbe evitata la scarsa illuminazione o, al contrario, gli abbagliamenti;
  • un’adeguata disposizione dello spazio di lavoro, affinché non vi siano ostacoli alla visibilità frapposti, anche parzialmente, fra il volto dell’operatore e il compito che si sta svolgendo;
  • la postura dell’operatore mentre lavora, che potrebbe orientare il volto altrove;
  • l’attenzione dell’operatore, che potrebbe rivolgere lo sguardo verso altri oggetti o punti dello spazio.
  1. L’esperienza nel compito e sulla macchina

L’esperienza che si possiede in un compito specifico o su una data macchina può essere un fattore importante per la sicurezza. Essa consente di prevenire e gestire meglio gli imprevisti, di avere maggiore efficienza e precisione, di comprendere meglio il senso complessivo di un’operazione e di un dettaglio operativo.

L’applicazione di questo concetto non dev’essere vista come “se non hai esperienza consolidata evita di svolgere un compito o di utilizzare una macchina”: sarebbe una conclusione paradossale e non si comprenderebbe come le persone potrebbero fare esperienza.

Il fattore chiave qui risiede nel fatto di comprendere i propri limiti e adattare la situazione e l’organizzazione del lavoro ai limiti dovuti alla propria esperienza.

Se l’esperienza è minore occorre una supervisione più attenta, il consiglio di qualcuno più esperto, forse più tempo a disposizione, un feedback costruttivo teso all’apprendimento, la gradualità di compiti più semplici in partenza e via via più complessi.

Attenzione però: spesso una lunga esperienza facilita l’accettazione del rischio e abbassa la percezione del rischio. Quindi anche la comprensione di questi limiti dovuti alla lunga esperienza può portare a non sottovalutare i rischi e ad evitare l’assunzione volontaria di rischio che spesso ne deriva.

  1. Il controllo visivo dell’ultimo istante

Prima di utilizzare un’attrezzatura è sempre opportuno fare un esame visivo, per vederne l’integrità, lo stato di manutenzione, l’appropriatezza all’operazione da svolgere.

Talvolta a valle di un controllo visivo dell’ultimo istante si comprende che è bene cambiare attrezzatura, oppure tener conto dello stato in cui si trova utilizzandola con modalità specifiche, o ancora procurarsi un’attrezzatura nuova e affidare l’attrezzatura vecchia alla manutenzione o allo smaltimento.

In ogni caso, che si usi una scala portatile, un trapano o una pressa, un controllo visivo consente di individuare condizioni di scarsa affidabilità dell’attrezzatura, e di prevenire le conseguenze sulla sicurezza (e non solo) che potrebbero derivarne.

La formazione a tal proposito deve mostrare quali siano i segnali di rilievo da cogliere per scorgere tempestivamente un innesco a rottura, una condizione di cattiva manutenzione, una condizione di cattiva pulizia.

Ulteriore attenzione andrebbe posta a seguito di un periodo di inattività dello strumento, oppure dopo che lo strumento di lavoro abbia avuto un episodio in cui potrebbe essersi alterato (ad es. caduta, urto).

  1. Ordine, pulizia e organizzazione

È sempre importante curare l’ordine e la pulizia del luogo, della postazione, del piano di lavoro.

La mancanza di ordine e di pulizia porta ad aumentare i rischi, ad esempio:

  • perdita di equilibrio del proprio corpo per scivolamento o inciampo dovuti a disordine;
  • perdita di stabilità dei pezzi su cui si sta operando;
  • stato delle attrezzature, che ad esempio potrebbero deteriorarsi se non ben pulite e riposte dopo l’uso.
  1. La collaborazione fra colleghi

Un principio fondamentale è la collaborazione fra colleghi per:

  • diminuire gli sforzi;
  • ridurre i rischi per tutti.

Un ambiente collaborativo comporta una migliore circolazione delle informazioni, una migliore organizzazione del lavoro e lo sfruttamento di sinergie in seno al gruppo di lavoro. Comporta anche un migliore clima e una maggiore soddisfazione lavorativa.

Tutti questi elementi di collaborazione sono della massima importanza per moltiplicare e consolidare l’efficacia dei principi precedenti.

 

Articolo a cura di Carlo Bisio

Carlo Bisio è Graduate Member of IOSH, ha conseguito l’International Diploma NEBOSH in Occupational Health and Safety, è Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni, e ha ottenuto un Master biennale in Ergonomia presso il CNAM di Parigi.

Da più di 25 anni si occupa di consulenza e formazione alla sicurezza, in particolar modo di management della sicurezza, di safety leadership, di stress e fattori psicosociali, di ergonomia.

Ha lavorato presso più di 200 aziende nei settori chimico, farmaceutico, siderurgico, alimentare, sanitario, trasporti, e molti altri.

Ha insegnato per più di 10 anni come docente a contratto presso l’Università di Milano Bicocca e presso altri atenei.

È autore o curatore di numerosi scritti sui temi del management, della sicurezza, della formazione, dei fattori psicosociali; fra i suoi libri più letti “Psicologia per la sicurezza sul Lavoro. Rischio, benessere e ricerca del significato”, Giunti, 2009.

È fondatore e Amministratore di Cesvor (www.cesvor.com).

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