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Sicurezza Sociale e Telemedicina: nuove professioni per trasformare la crisi in opportunità. Capitale umano e progresso tecnologico

Ogni “salto tecnologico” costituisce una sfida alla sostenibilità sociale del sistema economico, come afferma l’economista austriaco Joseph Schumpeter.

La Sicurezza Sociale comprende «tutte le attività proprie della politica sociale: dalla tutela dell’occupazione alla tutela del reddito, dalla tutela della salute a quella dell’ambiente e dell’edilizia, dall’istruzione alla giustizia, alla difesa, alla cultura, e così via»

Oggi tocchiamo con mano quali sono gli effetti disastrosi della crisi economica derivanti dalla incapacità del sistema globale di affrontare a livello sanitario una pandemia.

Crisi economica che, come tutte le crisi, mentre da un lato favorisce settori particolari di business, dall’altro vede l’impoverimento soprattutto delle fasce fragili della popolazione, impattando in maniera devastante sul settore dei servizi alla persona ed in particolar modo sull’occupazione femminile e giovanile.

Abbiamo visto nei precedenti articoli in cosa consiste la telemedicina, quali sono le possibilità ed i settori di applicazione possibili, quali le nuove potenzialità dello sviluppo dell’IoMt (Internet of Medical Thing) e come, alla base dell’intero settore, ci siano i sistemi di:

Telecomunicazioni – Informatica – Medicina

Dalla sua nascita fino ad oggi la telemedicina è stata continuamente trasformata, grazie anche all’evolversi di nuove tecnologie: le più significative sono state la diffusione di internet, quindi di uno strumento universale di comunicazione, e la possibilità di connettere nuovi strumenti medici di monitoraggio e dispositivi indossabili (wearable device) tra loro.

Condizione essenziale per l’utilizzo dell’assistenza sanitaria da remoto è quindi la presenza di una infrastruttura di telecomunicazioni (Tlc) efficace e diffusa sul territorio in maniera capillare.

Quali sono i principali fattori critici che impediscono e limitano lo sviluppo e la diffusione della DIGITALIZZAZIONE per sanità a distanza, e non solo, ed i rischi del salto tecnologico?

Fattore fisico-strumentale: mancata cablatura del territorio con reti a banda larga 4G e 5G

Mentre la Cina negli ultimi anni ha fatto enormi investimenti sulle nuove tecnologie (big data, intelligenza artificiale, robotica e device) e si è dotata di una colossale rete infrastrutturale, affrontando così la crisi pandemica e preparandosi alla futura ripresa economica, l’Italia ha accumulato forti ritardi nell’infrastrutturazione del territorio con reti di comunicazioni a banda larga.

Il nostro Paese si trova infatti agli ultimi posti delle classifiche internazionali in termini di copertura della FTTH (Fibra) ad esempio, e la competizione tra i due grandi operatori del mercato (Open Fiber e Telecom Italia, costata a quest’ultima una multa dall’Antitrust)  ha rallentato ulteriormente il processo di copertura del territorio.

L’obiettivo principale è quindi avere a disposizione in tempi rapidi un’infrastruttura nazionale di comunicazione in banda ultra larga, basata su una capacità di trasmissione dati efficace e veloce, quindi un’infrastruttura Strategica del Sistema Paese, in cui si integrino anche i sistemi di fibra e quelli per il 5G.

Fattore umano e culturale: accessibilità, Digital Divide e Rischio Occupazionale

Una grossa fetta dei destinatari dei sevizi di cura non ha spesso dimestichezza con il mezzo tecnologico per una diversa serie di limiti, che vanno da quelli fisici a quelli psicologici, inabilità psichica e motoria, limiti socio culturali, mancanza di mezzi a disposizione, quindi impossibile pratica di utilizzo.

Le fasce a rischio sono paradossalmente quelle più deboli e bisognose di cure, come bambini ed anziani, questi ultimi spesso poco inclini e diffidenti verso la tecnologia ed un approccio meno tradizionale alle cure.

Non favorire queste fasce dalla possibile fruizione della tecnologia espone ad un pericoloso Rischio di Divario Digitale (Digital Divide) che è il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie  e chi ne è escluso.

L’esclusione dall’accesso può avvenire per condizioni economiche, livello di istruzione, qualità delle infrastrutture, differenze di età o di sesso, appartenenza a diversi gruppi etnici, provenienza geografica. Oltre ad indicare il divario nell’accesso reale alle tecnologie, la definizione include anche disparità nell’acquisizione di risorse o capacità necessarie a partecipare alla società dell’informazione e dell’interconnessione.

Alimentare il divario favorendo solo settori più redditizi, anziché colmare il gap, mette a rischio la Sicurezza Sociale, di contro migliorare la qualità dell’informazione e della fruizione, assieme alla consapevolezza di quali possono essere i rischi connaturati da sempre all’uso di una tecnologia, può creare sviluppo e con esso nuove opportunità lavorative.

Uno dei rischi legati all’uso delle moderne tecnologie, e dei nuovi assetti economici da questo derivanti, è difatti il Rischio occupazionale:

la digitalizzazione ed automazione, che sono alla base della telemedicina, se da un lato possono essere utilizzate per migliorare la qualità di vita e soddisfare i nuovi bisogni di grosse fette di popolazione, dall’altro destano preoccupazione per le conseguenze ed i possibili impatti negativi su qualità e quantità dell’occupazione.

Il timore che le macchine sostituiscano gli uomini, creando così grosse sacche di disoccupazione, rientra nella prospettiva di uno dei possibili rischi che si presentano nella gestione presente e futura della materia.

Il problema, che investe ormai diversi settori dell’occupazione, è risolvibile solo tramite l’attuazione di una politica di gestione che si prepari nell’immediato a gestire fasi emergenziali e, nel medio e lungo periodo, crei cultura dell’uso e diffusione della strumentazione digitale.

E’ necessario far sì che si diffonda una cultura dell’innovazione tecnologica senza lasciare indietro nessuno e allo stesso tempo creare nuovi lavori legati all’uso della telemedicina.

Affianchiamo alla tecnologia le persone, investiamo nel Capitale Umano, creiamo e promuoviamo nuove professioni a completamento e supporto della rivoluzione tecnologica.

Un supporto che può derivare dalla creazione di centri di aiuto diffusi sul territorio, personale itinerante da pronto intervento tecnico domiciliare, operatori di call center, oltre che siti e portali dedicati.

Tutte queste figure avrebbero necessità di formazione ed aggiornamento continuo, e questo significa altre professionalità da impiegare nel settore.

Queste professionalità avrebbero bisogno inoltre di essere coadiuvate da prestatori di servizi accessori, e su queste possono essere impiegati i lavoratori che non trovano più collocazione, per crisi economica o dismissione vecchie professionalità, nel mercato del lavoro attuale.

Il salto tecnologico deve sviluppare progresso, progresso il cui perno deve essere il Capitale Umano, impiegato ad esempio in professioni:

– nella Digitalizzazione e telecomunicazioni:

Per accelerare e recuperare il ritardo accumulato nella creazione di infrastrutture e garantire più ampiezza di banda, è necessario quindi l’impiego di figure professionali specializzate in Tlc:

Tecnici ed ingegneri delle telecomunicazioni, istallatori, posatori, cablatori, addetti alla manutenzione delle reti, sistemisti, formatori del settore.

-nella Sicurezza: specialisti della Sicurezza Informatica, Cybersecurity, Privacy, Big Data, per gestione e tutela dei dati sensibili.

– nella Cura ed Assistenza: il ruolo fondamentale delle donne nella cura e nell’assistenza, fascia che ha subito maggiormente la fuoriuscita dal settore lavoro, può trovare nuove possibilità di sviluppo con l’avanzamento delle nuove tecnologie del sistema sanitario se viene attuata una politica di formazione e specializzazione.

Implementare la formazione, creando corsi che specializzino alla cura delle persone attraverso l’uso di strumentazioni e device innovativi, corsi di assistenza, supporto e guida all’uso, aiuta la creazione di nuove professionalità di interfaccia tra paziente, strutture, ed operatori sanitari.

-Personale in Help Desk per facilitare l’utilizzo dei device

-Personale in Call Center per il monitoraggio del paziente a distanza

-Figure specialistiche di interfaccia col medico curante, così che quest’ultimo, libero da adempimenti burocratici o di routine, possa migliorare la tempistica di intervento in favore dei casi realmente bisognosi.

-Assistenza domiciliare infermieristica, domestica, farmaceutica, tecnica, telenursery

-Personale impiegato in Centri di assistenza territoriali, contenenti figure specializzate tecniche, infermieristiche, e nuovi professionisti che integrino entrambe.

Tecnici addetti alle apparecchiature, per uso e manutenzione

– Supporto psicologico da remoto per pazienti che ne hanno necessità e per coadiuvare la relazione tra paziente ed operatore sanitario

– nella Formazione: docenti e formatori di professionalità sanitarie, assistenza, assistenza tecnica, manutenzione, pronto intervento.

– nella Ricerca: specialisti per raccolta e analisi dati medici, archiviazione a fini statistici e di ricerca

– nella Comunicazione: esperti di comunicazione, tutor

– nella Robotica, Automazione e Stampa 3D. La telemedicina potrà consentire al paziente di utilizzare i robot anche a casa con la supervisione tramite il web di personale medico (teleconsulto). Le stampanti 3D, invece, sono impiegate per riprodurre protesi incluse quelle dentali, ma la frontiera sarà rappresentata dalla riproduzione di tessuti e organi umani, di esoscheletri per la riabilitazione.

Economisti, per analizzare e programmare investimenti a seconda dei settori in cui c’è più necessità.

Sociologi, preposti all’analisi dei dati in scala territoriale, delle necessità e delle risposte degli utenti che aiutino ad elaborare le future strategie di intervento.

Tecnici informatici per portali, app, sviluppo di programmi dedicati al settore

La Telemedicina si presta quindi alla possibile introduzione di nuove figure professionali che sono sia di tipo tecnico che di tipo sanitario.

Capitale umano e digitalizzazione della medicina del territorio possono essere la chiave per superare ostacoli e creare nuove opportunità per uscire dalla crisi.

Il primo passo è cablare più possibile tutto il territorio ed alimentare una cultura della digitalizzazione.

La cultura della digitalizzazione può essere alimentata solo rendendo fruibili gli strumenti attraverso una politica di agevolazione economica, diffusione capillare ed accessibilità agli strumenti.

Resta fondamentale la gestione di una politica di integrazione tra vecchie e nuove figure professionali, che investa su formazione e aggiornamento per le nuove figure e riconversione delle vecchie professionalità non più spendibili.

E’ necessaria una nuova politica che faccia sentire le persone al sicuro, tutelate, che crei modalità per far percepire la tecnologia come amica e di supporto alla vita, per migliorarne la qualità, e non al contrario uno strumento per privare della dignità del lavoro, e quindi della sussistenza, chi non può o non riesce ad entrare nella nicchia di un business, che aumenta il gap economico e sociale.

Rendere il salto tecnologico il più sicuro possibile significa accompagnarlo con una cultura di integrazione tecnologia-persona in cui è necessario fare scelte politiche ed economiche che mettano al centro il capitale umano.

Fare percepire il nuovo come possibilità di sviluppo, con la consapevolezza che presenta rischi e minacce che possono essere mitigate e, perché no, superate e trasformate addirittura in nuove opportunità occupazionali ed economiche. Solo in questo modo si può arginare il sempre più crescente divario economico e culturale, disparità.

La disparità crea conflitto, rabbia sociale, violenza e alimenta fenomeni criminali.

Creare una società in cui la tecnologia, e la sua cultura integrata, renda le persone più sicure migliorandone la qualità di vita, diminuendone i disagi e conseguentemente le frustrazioni ed i conflitti, aumentando la Sicurezza Sociale, rappresenta il vero senso del progresso.

 

Articolo a cura di Maria Cristina Leone

Dott. Arch. Maria Cristina Leone, laurea magistrale con lode e dignità di pubblicazione presso la “Università Federico II” di Napoli. Project Manager Consultant per progettazione civile impianti Chimici, Petrolchimici - Oil&Gas, strutture ed edifici Blast Resistant, progettazione Ospedaliera. Security Specialist Consultant; sviluppo di principi strategici di analisi ed intervento per la predisposizione di contromisure tecniche di protezione del Sistema Edificio/Ambiente per la minaccia CBRNe e la protezione delle Infrastrutture Critiche.

Master in Protezione Strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche, presso SIOI (Società Italiana per l'Organizzazione internazionale), Roma; Corso di alta formazione in “Terrorismo: Analisi e metodologie di prevenzione e contrasto” - SIOI/NATO Defence Foundation College, Roma; Corso di alta formazione in “Environmental Crimes”– UNICRI/SIOI, Roma. Diploma di Progettista Esperto in progettazione sostenibile Casaclima- Klimahouse, Bolzano.

Analisi e strategie per la mitigazione del rischio, progettazione ambientale, integrata e sostenibile, qualità del costruire benessere indoor, ambiente e legalità.

Strategie e tecniche di comunicazione sociale efficace. Facilitatore decisionale per coordinamento, briefing e de-briefing di gruppi, comunità e organizzazioni.

Scrum Master per facilitazione framework  Agile.

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