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Il “Dilemma della Sicurezza” nella sfida internazionale: gli interessi in gioco nel ridisegnare l’equilibrio mondiale del potere economico e militare attraverso l’uso delle nuove tecnologie

La ricerca di sicurezza può rendere uno Stato meno sicuro?

Le nuove tecnologie introducono incertezza sulle capacità militari: ogni progresso porta con sé incertezza su come sarà usato, o persino quanto sarà potente, alimentando così il “Dilemma della Sicurezza”.

All’indomani delle due guerre mondiali, la domanda inquietante che si è posta nel dibattito mondiale era se fosse possibile, su una spinta basata sulla diffidenza e sull’incertezza tra Superpotenze, che scoppi una guerra anche se nessuna delle due parti la vuole.

Se un Paese infatti non si sente sicuro delle capacità militari e delle intenzioni del rivale, e si premunisce aumentando le sue strutture militari, potrebbe innescare lo stesso sospetto e aggressività nel competitor che farebbe altrettanto, scatenando un’escalation il cui rischio finale è appunto la guerra.

Una conseguenza di questo atteggiamento recentemente è stata la corsa agli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Unione Sovietica all’inizio della guerra fredda.

La stessa questione si può porre oggi relativamente all’uso della Intelligenza Artificiale, A.I.: nessuno ancora sa esattamente come le armi abilitate ad A.I. saranno usate sul campo di battaglia, né quanto quelle armi saranno potenti.

Conoscere le capacità generali di una tecnologia non significa sapere con certezza come possa essere usata, e questo provoca una grande incertezza in tema di sicurezza internazionale.

Come lo sviluppo della tecnologia spaziale durante la Guerra fredda, i progressi nell’intelligenza artificiale saranno fondamentali per il futuro – impattando aree diverse come lavoro, società e potere militare. Le applicazioni di A.I. debole e avanzata influenzeranno il potere militare e la competizione politica internazionale.

Cosa può assicurare l’egemonia di un Paese rispetto agli altri a livello internazionale?

I fattori fondamentali sono due:

– potenza economica: i progressi tecnologici, e il modo in cui essi trovano utilizzo da parte delle società, sono in grado di influenzare gli equilibri di potere aumentando la ricchezza di un Paese, quindi incidendo indirettamente sulla sua potenza economica, e offrendogli la capacità di combattere e vincere guerre, attraverso la creazione di nuovi mezzi militari.

– potenza militare: possedere una superiorità militare richiede una solida base economica e, per il mantenimento di questa superiorità in un medio-lungo periodo, è necessario investire continuativamente risorse per alimentare una politica di ricerca e sviluppo, che è alla base del vantaggio della prima mossa nell’utilizzo di una tecnologia.

Con l’obiettivo di guadagnarsi l’egemonia e quindi ridisegnare l’equilibrio mondiale del potere, si stanno muovendo Paesi come la Cina, la Russia e altri, puntando in modo significativo sull’intelligenza artificiale per aumentare le loro capacità economiche e militari.

Come la diffusione della A.I. e la capacità di adozione da parte di un Paese possono influenzare l’equilibrio del potere e la politica internazionale?

Dal momento che l’A.I. è in una fase iniziale e attualmente il suo utilizzo bellico non è ancora paragonabile a quello dei mezzi militari del passato, solo pochissimi studiosi  si sono posti il problema.

La “teoria della capacità di adozione” sostiene che saranno i requisiti finanziari e organizzativi a influenzare la diffusione della tecnologia e gli equilibri di potere da essa derivanti.

– Requisiti finanziari

La tecnologia A.I. si basa su sistemi hardware che hanno costi unitari di elaborazione  molto alti, associati alla creazione di algoritmi militarmente rilevanti, software e potenza di calcolo, quindi è necessario avere risorse finanziarie sufficienti per lo sviluppo di questi, sia che provengano da una tecnologia commerciale (dual-use) che da una militarmente esclusiva.

Se lo sviluppo degli hardware resta al di fuori della possibilità economica della maggior parte delle società, la diffusione delle tecnologie sarà molto lenta, e potrà avvenire solo sulla base di accordi bilaterali, commerciali o per spionaggio.

La disponibilità di potenza di calcolo è indispensabile e così, se il costo della potenza di calcolo continua a diminuire man mano che i chip diventano più efficienti, saranno avvantaggiati quei Paesi che sono già dotati di una società tecnologicamente avanzata rispetto agli altri.

– Requisiti organizzativi

Un altro fattore fondamentale è quello della politica organizzativa, ovvero la capacità di un paese di rimodulare la propria organizzazione militare adattandola alle esigenze della A.I.

Sarà da considerare il forte impatto burocratico di un riassetto organizzativo di figure professionali e strutture, e il modo in cui le elite militari accolgono il conseguente mutamento dello status quo.

L’adozione di nuova tecnologia implica di fatto modifiche nel coordinamento della gestione delle battaglie, e di conseguenza nell’attività di reclutamento, dal momento che saranno da ricercare profili specialistici con competenze nelle nuove aree, nella formazione e nella promozione, per rendere efficace l’utilizzo dei nuovi sistemi.

Una modifica potrebbe riguardare la pianificazione delle battaglie, in cui potrà rendersi necessario l’utilizzo di personale qualificato e addestrato per dirigere sistemi di A.I. basati ad esempio sul numero maggiore di sistemi autonomi in rete senza pilota che operano a velocità macchina (di tipo sciame), piuttosto che l’uso di un numero limitato di mezzi di qualità pilotati. Questo porrebbe quindi una problematica scelta tra qualità e quantità.

La leadership militare potrebbe sentirsi minacciata da tutto questo e ostacolare il cambiamento e, quindi, lo sfruttamento dei nuovi sistemi nel caso di necessità di grandi spostamenti necessari per modificare la struttura organizzativa e logistica.

Questa reticenza non si presenta invece nel caso in cui ci siano progetti che non impattano sull’organizzazione esistente, tipo il project Maven, che ha come finalità l’elaborazione di riprese da droni.

La burocrazia e la competizione organizzativa sono fattori che possono quindi ostacolare l’adozione di tecnologie innovative in campo militare, e su queste influisce molto l’apertura culturale verso la sperimentazione.

Interessi in gioco, quali tipologie di Stati possono essere coinvolti e perché:

La odierna corsa agli armamenti, ai fini di sicurezza economica e nazionale, è rappresentata proprio dagli investimenti globali nell’intelligenza artificiale.

I maggiori Paesi investitori che sembrano contendersi il predominio nel settore sono Stati Uniti e Cina, e ad oggi la sfida tra loro assomiglia molto a quella della corsa allo spazio dal momento che, come in quest’ultima, un grande  vantaggio viene dato dalla prima conquista di una abilità tecnologica, ovvero dalla prima mossa.

La Cina ha pubblicato nel 2017 una strategia nazionale sull’A.I., ed si pone come obiettivo quello di diventarne il paese di riferimento a livello globale.

Anche la Russia sta investendo molto soprattutto nel settore militare (Putin definisce l’A.I. uno strumento il cui leader governerà il mondo) ad esempio sviluppando veicoli autonomi per proteggere le sue basi di missili balistici e un sottomarino autonomo in grado di trasportare armi nucleari. Le applicazioni di A.I. in robotica vedono carri armati pilotati a distanza sul campo di battaglia, come l’Uran-9 e Vehar.

Dal momento che gli incentivi commerciali nello sviluppo della A.I. sono propulsori di sviluppo della tecnologia, anche altri Paesi si preparano all’utilizzo dual-use nel settore militare, come ad esempio Singapore e la Corea del Sud.

Poi ci sono i Paesi ricchi di capitali ma con poca popolazione e manodopera ad alto costo, e che hanno difficoltà legate al reclutamento militare. Questi Paesi sono interessati ad utilizzare l’A.I. per sostituire il capitale con un nuovo tipo di forza lavoro, sfruttando A.I. e robotica; è il caso di Australia e Canada.

Israele, con una economia avanzata e molto capitale, finanzia investimenti militari di A.I. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) giudicano l’A.I. una tecnologia che “può influenzare ogni passo, e una piccola decisione in un conflitto può influenzare l’intero conflitto” (Col. Nurit Cohen Inger).

In termini di equilibrio di potere sarebbe quindi un errore, da parte delle attuali superpotenze, dare per scontata la loro superiorità militare, dal momento che gli interessi in gioco sono fortissimi da parte di molti Paesi che potrebbero trovare mezzi e modi efficaci per entrare in reale competizione e conquistare il primato nel settore.

 

Articolo a cura di Maria Cristina Leone

Dott. Arch. Maria Cristina Leone, laurea magistrale con lode e dignità di pubblicazione presso la “Università Federico II” di Napoli. Project Manager Consultant per progettazione civile impianti Chimici, Petrolchimici - Oil&Gas, strutture ed edifici Blast Resistant, progettazione Ospedaliera. Security Specialist Consultant; sviluppo di principi strategici di analisi ed intervento per la predisposizione di contromisure tecniche di protezione del Sistema Edificio/Ambiente per la minaccia CBRNe e la protezione delle Infrastrutture Critiche.

Master in Protezione Strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche, presso SIOI (Società Italiana per l'Organizzazione internazionale), Roma; Corso di alta formazione in “Terrorismo: Analisi e metodologie di prevenzione e contrasto” - SIOI/NATO Defence Foundation College, Roma; Corso di alta formazione in “Environmental Crimes”– UNICRI/SIOI, Roma. Diploma di Progettista Esperto in progettazione sostenibile Casaclima- Klimahouse, Bolzano.

Analisi e strategie per la mitigazione del rischio, progettazione ambientale, integrata e sostenibile, qualità del costruire benessere indoor, ambiente e legalità.

Strategie e tecniche di comunicazione sociale efficace. Facilitatore decisionale per coordinamento, briefing e de-briefing di gruppi, comunità e organizzazioni.

Scrum Master per facilitazione framework  Agile.

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