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Strategie della guerra fredda tecnologica: investimenti in ricerca, sviluppo e formazione alla base della leadership cinese

Come sottolinea l’attuale rapporto sulla Cina dell’Istituto per gli Studi Politica Internazionale, attraverso una serie di strategie messe in atto negli ultimi decenni, la Cina cerca di assicurarsi un ruolo di leadership a livello internazionale grazie all’uso della nuova tecnologia.

Quali sono state, quindi, le principali strategie adottate dalla superpotenza cinese:

in primis impostare una nuova politica che favorisca l’acquisizione di tecnologia occidentale per accrescere le potenzialità interne.

Di fatto, mentre in passato la Cina Imperiale aveva basato il suo potere sullo sviluppo delle nuove tecnologie grazie a innovazioni proprie, come la polvere da sparo o la bussola magnetica, la Cina moderna accresce la sua potenzialità basandosi su una politica di accordi tra multinazionali straniere e società cinesi; alla base di questi accordi si prevedono acquisizioni e trasferimenti di tecnologia verso la Cina e che obbligano le multinazionali straniere a fare joint-ventures con aziende cinesi come condizione per poter accedere ai mercati cinesi.

Questa politica, anche se è stata attuata in modo meno stringente a partire dal 2010, ha comunque già sortito degli effetti positivi per il mercato cinese.

Una volta aumentate le potenzialità del mercato interno, la Cina ha puntato quindi ad acquisire compagnie straniere di Hi-Tech, come la tedesca Kuka Robotics.

– Un altro piano strategico è stato la formazione di forza lavoro specializzata.

Il “Thousand Talents Plan”, ovvero il sovvenzionamento di studi all’estero per gli studenti cinesi. Al termine degli studi all’estero sovvenzionati, una volta rientrati in Cina, il capitale umano di nuova formazione vede assegnatisi ruoli di spicco all’interno delle università, con lo scopo di sviluppare in loco programmi di ricerca sulle materie apprese all’estero.

– Il piano più recente di sviluppo cinese è il “Made in China 2025”. Con questo programma si vuole rafforzare la catena di produzione cinese attraverso la fusione ed acquisizione di compagnie occidentali. Sotto questa spinta si sono fortemente sviluppate aziende come ZTE e Huawei, arrivando ad essere leader per le applicazioni commerciali del 5G.

Quali sono gli obiettivi del Made in China 2025?

Il Made in China 2025 è un piano di riqualificazione industriale che punta a trasformare tutto il tessuto industriale cinese con l’obiettivo di arrivare a produrre prodotti di alto valore qualitativo in tempi medio lunghi.

I 10 settori di sviluppo del Made in China 2025 sono:

Manifatturiero Hi-tech:

  • Biopharma e prodotti medicali avanzati.

Servizi di Knowledge intensive, in cui sono al primo posto al mondo al livello di competitività:

  • Information Technology.

Manifatturiero medium/Hi-Tech:

  • apparecchiature aerospaziali aeronautiche;
  • apparecchiature marittime navali;
  • robotica;
  • macchinari agricoli;
  • macchinari per trasporto ferroviario;
  • apparecchiature elettriche;
  • veicoli e apparecchiature a nuova energia.

Manifatturiero medium/Low-Tech:

  • nuovi materiali.

Il piano cinese è destinato ad avere successo perché gli investimenti in Research&Development sono ingenti e sono stati fatti enormi passi in avanti rispetto a una decina di anni fa.

Il modello utilizzato dalla Cina è molto più simile a quello tedesco, piuttosto che a quello americano, e punta quindi sul ritorno derivante dalla qualità della ricerca.

Il modello resta legato al ruolo statale, anche se i settori più innovati sono risultati quelli liberi dal controllo statale.

Anche se il piano venisse cancellato le dinamiche non sarebbero intaccate, dal momento che è risultato un piano strutturale.

Il programma è talmente credibile che le reazioni internazionali sono state dure e gli USA cercano di porvi dei freni a livello di cooperazione internazionale e di controllare le aziende acquisite dalla Cina.

La paura rispetto alla potenza cinese deriva dal fatto che la leadership tecnologica offrirà l’opportunità al vincitore di dettare le regole del commercio internazionale e il mondo in cui gli equilibri e i valori verranno ridisegnati dal nuovo uso delle tecnologie sarà soggetto a rischi che avranno impatti a livello di governance globale.

I settori su cui sono stati fatti i maggiori investimenti da parte della Cina sono:

– l’elettrico, soprattutto nel settore mobilità;

– lo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabile, quest’ultimo con l’obiettivo di emanciparsi dalla dipendenza dalle forniture fossili straniere;

– il fin-tech, la cosiddetta tecnofinanza, che mira a creare un nuovo tipo di mercato finanziario.

Perché la politica cinese risulterà vincente rispetto a quella occidentale?

L’America e l’Europa hanno differenti capacità di sviluppo industriale rispetto alla Cina, il capitale umano degli USA resta qualitativamente inferiore rispetto a quello cinese dal momento che la Cina ha investito molto sulla formazione in materie scientifiche e tecnologiche, strategia di investimento che è prevedibilmente vincente sul medio-lungo periodo.

Quello della formazione del capitale umano da parte dei Paesi occidentali diventa fattore fondamentale di crescita per l’innovazione, soprattutto nei settori di maggiore sviluppo che sono quelli dei servizi di alto livello.

Gli USA non hanno ad oggi un sistema manifatturiero importante come quello cinese, quest’ultimo permette tassi di sviluppo elevati in settori di punta su settori come il 5G e sviluppa tecnologia anche per il settore militare.

La Cina vede crescere il costo del lavoro e così delocalizza in paesi esteri, l’Africa ad esempio è un  territorio oggetto di grandi investimenti per impianti produttivi sotto il controllo cinese.

L’aumento della dotazione tecnologica cui aspira la Cina e l’accelerazione del Programma “Made in China 2025” mette in allarme gli americani, preoccupati di perdere la leadership.

Gli USA adottano una politica che guarda al breve termine, attraverso l’importazione di capitale umano formatosi all’estero, ed effettuano numerosi tagli ai progetti di ricerca e sviluppo interni.

La Cina punta al contrario al medio e lungo periodo, sovvenzionando la formazione di capitale umano interno formatosi all’estero, e investe molte risorse in ambiziosi progetti R&D interni.

Il tentativo degli USA di limitare il predominio e la dipendenza dalla tecnologia estera attraverso il divieto di installare componenti straniere su apparecchi che possano mettere in pericolo la sicurezza nazionale si scontra con l’esigenza di contenere i danni alle compagnie e organizzazioni statunitensi che operano utilizzando prodotti di aziende come la cinese Huawei.

La fitta rete di interconnessioni e interessi reciproci di tipo strategico ed economico, che sono state create tra i Paesi negli ultimi quaranta anni, non può essere smantellata senza perdite o conseguenze dannose (ad esempio quando Google ha vietato l’accesso Android su Huawei, è stata subito creata da parte degli USA una licenza generale temporanea per limitare il danno).

Gli attori principali della guerra fredda tecnologica restano USA e Cina, seguiti da paesi come Russia, Canada ed Australia, mentre l’Europa, oltre a perdere il ruolo di mediatore tra le due potenze, vive una crisi interna che la relega ai margini della scena mondiale e resta così a guardare.

Per contrastare il potere cinese, la cui economia risulta veloce e reattiva, da parte dell’occidente sono necessarie politiche industriali basate sull’innovazione, per competere con il 5G, Data Managment e A.I.

L’unica strategia ai fini di uno sviluppo globale, che apporti vantaggio delle imprese, resta così quella di una cooperazione internazionale scientifica e istituzionale.

L’Italia ad oggi risulta dispersiva nella gestione della Ricerca e Sviluppo, soprattutto per quanto riguarda la gestione dei ritorno degli investimenti e dei risultati. La spesa italiana in Ricerca e Sviluppo è la metà rispetto al resto d’Europa. Sarebbero inoltre necessarie politiche industriali serie, capaci di sfruttare il nostro know-how e basate sull’innovazione (ad esempio sfruttando le ottime opportunità di business che ci sono nell’automotive).

 

Articolo a cura di Maria Cristina Leone

Dott. Arch. Maria Cristina Leone, laurea magistrale con lode e dignità di pubblicazione presso la “Università Federico II” di Napoli. Project Manager Consultant per progettazione civile impianti Chimici, Petrolchimici - Oil&Gas, strutture ed edifici Blast Resistant, progettazione Ospedaliera. Security Specialist Consultant; sviluppo di principi strategici di analisi ed intervento per la predisposizione di contromisure tecniche di protezione del Sistema Edificio/Ambiente per la minaccia CBRNe e la protezione delle Infrastrutture Critiche.

Master in Protezione Strategica del Sistema Paese, Cyber Intelligence e Sicurezza delle Infrastrutture Critiche, presso SIOI (Società Italiana per l'Organizzazione internazionale), Roma; Corso di alta formazione in “Terrorismo: Analisi e metodologie di prevenzione e contrasto” - SIOI/NATO Defence Foundation College, Roma; Corso di alta formazione in “Environmental Crimes”– UNICRI/SIOI, Roma. Diploma di Progettista Esperto in progettazione sostenibile Casaclima- Klimahouse, Bolzano.

Analisi e strategie per la mitigazione del rischio, progettazione ambientale, integrata e sostenibile, qualità del costruire benessere indoor, ambiente e legalità.

Strategie e tecniche di comunicazione sociale efficace. Facilitatore decisionale per coordinamento, briefing e de-briefing di gruppi, comunità e organizzazioni.

Scrum Master per facilitazione framework  Agile.

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