IN ITALIA E’ NECESSARIA L’EVOLUZIONE DI UNA NUOVA FIGURA PROFESSIONALE CHE PROTEGGA LE IMPRESE CHE LAVORANO ALL’ESTERO: L’OPERATORE INTERNAZIONALE DI SICUREZZA.

Negli ultimi anni si è affacciata anche in Italia la figura del security contractor intesa come un ex militare che fornisce in prima persona sicurezza armata alle imprese che operano in aree ad alto rischio. Se non ci lascia fuorviare dagli aspetti più avventurosi e romanzeschi di tale professione e si effettua un raffronto con la normativa di pubblica sicurezza italiana, tale figura può essere paragonata a quella di una guardia particolare giurata, dotata di elevate competenze professionali e specializzata nel fornire servizi in paesi esteri.

La mancanza di conoscenza specifica da parte della collettività sul vero lavoro svolto dal contractor, genera spesso confusione tra tale professione, perfettamente legale ed etica, con quella illegale (in molti, ma non tutti, i paesi del mondo) del mercenario.

Quest’ultimo, secondo il Protocollo Addizionale dell’8 giugno 1977 alle Convenzioni di Ginevra, è: “una persona che: a) espressamente reclutata nel paese o all’estero per combattere in un conflitto armato; b) di fatto prende parte diretta alle ostilità; c) che partecipa alle ostilità essenzialmente in vista di ottenere un vantaggio personale ed alla quale è stata effettivamente promessa, da una parte al conflitto o a nome di quest’ultima, una remunerazione materiale nettamente superiore a quella promessa o pagata a combattenti aventi rango e funzioni analoghe nelle forze armate di detta parte; d) che non è cittadina di una parte al conflitto, né residente del territorio controllato da una parte al conflitto; e) che non è membro delle forze armate di una parte al conflitto; f) che non è stata inviata da uno stato diverso da una parte al conflitto, in missione ufficiale come membro delle forze armate di tale Stato”.

Confrontando la definizione fornita dal Protocollo, le radicali differenze tra i due profili professionali, quello del contractor e quello del mercenario, appaiono con evidenza e senza ombra di dubbio: il mercenario combatte per uno Stato straniero al fine del proprio profitto economico, il contractor di sicurezza protegge invece un’azienda privata da eventuali attacchi o aggressioni di terzi quando la stessa opera in zone o paesi a rischio.

Nell’ultimo periodo, la morte di due tecnici in Libia ha richiamato l’attenzione degli imprenditori italiani sul loro dovere di protezione del dipendente inviato all’estero ai sensi di quanto imposto dalla normativa antinfortunistica vigente in Italia (DLgs 81/2008). Al tempo stesso, l’attuale evoluzione del mercato mondiale costringe sempre più tali imprenditori ad affrontare i nuovi mercati esteri per tornare a fare sviluppare le proprie aziende. Facendo così però costoro devono esporre i propri dipendenti e il proprio patrimonio aziendale a vari rischi, tra cui: aggressioni, rapimenti, incidenti, malattie e truffe.

Questi rischi in qualche modo devono essere gestiti e, conseguentemente, si sta sviluppando in Italia la figura professionale del security / safety manager, inteso come professionista intellettuale che li valuta e li mitiga tramite specifici accorgimenti organizzativi.

Al tempo stesso si sta venendo a delineare però anche l’esigenza di un’altra figura professionale, caratterizzata da un profilo prettamente operativo e che sia in grado di affiancare il proprio concreto operato sul campo, al lavoro prettamente intellettuale e organizzativo fornito dal security / safety manager.

Si tratta della figura del contractor di sicurezza, ma che, per esigenze di precisione e definizione dei ruoli, è più opportuno definire come Operatore Internazionale di Sicurezza.

In base alle richieste prospettate con sempre maggior forza dal mercato, costui può occuparsi di:

– protezione dei lavoratori espatriati e dei beni aziendali da attacchi e aggressioni: normalmente la legge dei paesi ospiti non permette agli stranieri di portare armi sul proprio suolo nazionale e, pertanto, tale attività viene svolta impiegando e coordinando guardie locali legittimamente autorizzate.

– protezione dei lavoratori dagli incidenti d’auto, nonché prevenzione dei rischi connessi agli alloggiamenti: a seconda delle condizioni del paese di destinazione, l’operatore può guidare direttamente il mezzo di trasporto del personale espatriato, oppure gestire un autista locale fungendo solamente da accompagnatore e supervisore del servizio. Fondamentale il ruolo di selezione e costante valutazione delle condizioni degli alloggiamenti che egli deve effettuare, sia per prevenire rapimenti, attacchi e aggressioni che per mitigare i rischi connessi alla gestione dell’emergenza incendio e terremoto, nonché quelli derivanti dalle condizioni di igiene e sanità del luogo.

– business scouting: trattandosi di soggetto capace di operare in zone a rischio, nonché dotato di buone capacità di comprensione e di interrelazione con culture differenti, l’Operatore può effettuare, per conto terzi, i primi contatti con potenziali partner commerciali o clienti localizzati in aree a rischio e, successivamente, verificato da parte dell’azienda l’interesse a procedere nelle trattative commerciali, accompagnarne sul posto il personale da questa deputato per farlo. Egli è altresì il soggetto idoneo a ricognire una determinata area per verificarne, concretamente, la stabilità e l’idoneità ai fini di potenziali investimenti aziendali.

– acquisizione di informazioni commerciali e indagini per la prevenzione truffe: tramite le agenzie investigative locali, l’operatore può gestire per conto del cliente italiano eventuali indagini / acquisizioni informative in merito a potenziali partner / clienti locali.

Chi ha esperienza del mondo dei contractor sa che normalmente costoro si occupano di protezione, piuttosto che di business scouting e di acquisizione informativa, tuttavia l’evoluzione del mercato globale e, soprattutto, di quello italiano, richiede figure sempre più specializzate e che possano soddisfare concretamente le esigenze di sicurezza di un’azienda che si affaccia o già opera in un paese a rischio.

L’armonica integrazione di tali capacità con quelle tradizionali di protezione, permetterebbe così di creare un modello operativo e professionale totalmente nuovo, tipicamente italiano e molto più attagliato alle esigenze di un’impresa rispetto agli standard forniti dai contractor delle agenzie inglesi e USA che normalmente ancora detengono il monopolio del settore.

A cura di: Dott. Edoardo Mattiello

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