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La sicurezza delle armi da fuoco sui set cinematografici

L’industria cinematografica ha una naturale necessità di girare scene di sparatorie e combattimenti usando armi da fuoco, che consentano di ottenere degli effetti quanto più realistici possibile: espulsione dei bossoli, vampa alla bocca ben proporzionata, movimento manuale o automatico del meccanismo di sparo e successivo riarmo. Tutti aspetti che presuppongono l’uso di armi che non possano espellere proiettili o comunque corpi solidi potenzialmente lesivi o mortali per i presenti sul set, ma che consentano l’uso di munizioni a salve idonee ad assicurare la ripetizione di sparo e con lo sfogo dei gas attraverso la bocca dell’arma (condizione vietata in Italia per la armi a salve di libera vendita, le quali devono avere la canna totalmente occlusa e l’evacuazione dei gas dalla parte superiore). Inoltre, anche l’aspetto deve essere quanto più veritiero possibile, specialmente nei film storici, dove modelli ben specifici di armi da fuoco giocano un ruolo fondamentale di “correttezza storica” al pari dei costumi, delle ambientazioni e di qualsiasi altro oggetto presente in scena.

Il 22 Ottobre scorso, Halyna Hutchins, la direttrice della fotografia del film western “RUST”, le cui riprese erano in corso presso il Bonanza Creek Ranch di Santa-Fe nel New Mexico (Stati Uniti), è deceduta dopo essere stata colpita da un colpo d’arma da fuoco sparato dall’attore statunitense Alec Baldwin con un’arma destinata alle riprese. Anche il regista del film, Joel Souza, è rimasto ferito a quanto pare in modo lieve, per essersi trovato nella traiettoria del proiettile in uscita dal corpo della Hutchins. Le dinamiche dell’incidente, ammesso che di incidente si tratti, sono naturalmente ancora in corso di accertamento da parte delle autorità.

Da quello che sappiamo, grazie alle prime indiscrezioni rese pubbliche dalla polizia di Santa-Fe, Baldwin avrebbe utilizzato una pistola che gli era stata consegnata da David Halls, un assistente alla regia. L’arma si trovava in un carrello insieme ad altre due pistole e, nel consegnarla a Baldwin, Halls ha segnalato che la pistola era scarica e si poteva maneggiare in modo sicuro. Quando Baldwin, poco dopo, ha effettivamente usato la pistola mentre provava una scena, stando alla polizia, l’arma ha sparato un vero proiettile che ha colpito la Hutchins al petto e ha ferito Souza alla spalla, che si trovava dietro di lei. La Hutchins è morta poco dopo in ospedale.

Detto questo, è opportuno chiarire che, nell’industria cinematografica statunitense, è di prassi l’utilizzo di armi vere e perfettamente funzionanti, per ragioni logistiche, economiche e di maggiore realismo nelle scene, in abbinamento con munizioni cd. a “salve”, quindi analoghe a quelle tradizionali, dove però non è presente il proiettile bensì solo la polvere da sparo necessaria all’effetto sonoro e a creare l’energia necessaria per far ciclare armi a ripetizione automatica. Questo però non deve creare indignazione, pensando al solito approccio “Yankee” quando si tratta di armi a fuoco. Basti solo pensare ai miliardi di munizioni sparate in quasi un secolo di cinema americano e metterle in correlazione con il numero di incidenti di questo tipo. Ci ricordavamo tutti l’analoga fine di Brandon Lee durante le riprese del film “Il Corvo”, ma ad essere onesti nessun altro.

A garantire la sicurezza dell’utilizzo di tali armi da fuoco sul set è una figura ben precisa e qualificata con il ruolo di “head armourer” o capo armiere, titolo per il quale è necessaria una licenza, il cui compito è quello di coordinare e sorvegliare l’utilizzo delle armi durante le riprese e garantire che tutto avvenga secondo protocolli di sicurezza. Quel giorno pare che la persona responsabile delle armi sul set di Rust fosse una certa Hanna Gutierrez Reed, di 24 anni, al suo secondo incarico in questo ruolo.

Al netto di tutto questo, stabilire come possa essere accaduto che invece quel giorno la pistola fosse stata caricata con una munizione vera, sarà il compito degli inquirenti; resta comunque evidente che il protocollo, di per sé sufficientemente rigido, abbia subito una falla, oppure non difficilmente potrà essere presa in considerazione anche l’eventualità che qualcuno abbia sostituito volutamente le munizioni per ragioni attualmente sconosciute.

Ma in Italia, in che modo viene affrontato l’argomento dell’“uso” delle armi da fuoco sui set cinematografici?

Sostanzialmente, seguendo due strade: la prima è quella del ricorso ai meri simulacri, quindi oggetti non funzionanti, i quali possono essere fabbricati in questo stato oppure derivanti da armi da fuoco le quali hanno subito un processo di “disattivazione” così come indicato dal Reg. UE 2403/2015. In questo caso, non sussiste alcun rischio di sorta, gli oggetti sono inerti e le modifiche realmente irreversibili, pertanto la loro potenziale lesività è legata solo alla loro massa se utilizzati come corpo contundente, ironicamente parlando. Per l’utilizzo di tali oggetti, non possiamo più infatti utilizzare il termine “armi”, poiché non è necessario alcun adempimento normativo e chiunque può detenerli, trasportarli e utilizzarli sul set. Questa soluzione è scelta per la sua snellezza burocratica, laddove non ci sia necessità di girare scene di sparo.

La seconda strada, laddove la scena necessiti invece anche della simulazione dello sparo, è quella rappresentata dalle cd. “armi ad uso scenico”: sono armi da fuoco reali che devono subire una modifica tale per cui sia garantito il ciclo funzionale di riarmo nei modelli che lo prevedono, i gas di sparo possano uscire dalla bocca della canna, ma che comunque non siano in grado di espellere un proiettile. Il munizionamento da impiegarsi sarà sicuramente quello di tipo “a salve”.

La procedura tecnica da dover tassativamente seguire per trasformare un’arma da guerra o un’arma comune in una ad “uso scenico” è indicata nella Circolare Ministeriale 557/PAS/U/009891/10100(1) del 30 Giugno 2015 ed è la seguente:

  • Inserimento e saldatura, trasversalmente nella canna, di una spina in acciaio temprato, posta il più vicino possibile alla camera di cartuccia;
  • Conferimento dell’arma così modificata al Banco Nazionale di Prova di Gardone Valtrompia per le verifiche tecniche, le quali verranno ufficializzate mediante l’apposizione di un punzone apposito detto di “AS” ossia “arma scenica”, infine la redazione di specifica scheda tecnica da inserire in apposito database.

Il soggetto che interviene a modificare la canna deve, in ogni caso, preventivamente valutare che gli interventi tecnici da eseguire non comportino l’introduzione di criticità strutturali e resistenziali alla canna, oltre che rilasciare una apposita dichiarazione di idoneità dell’arma all’uso scenico.

Un intervento tecnico di questo tipo non può naturalmente essere fatto da chiunque, bensì soltanto da titolari di apposita licenza di riparazione ai sensi degli artt. 28 e 31 TULPS, ognuno per le armi di rispettiva competenza (28 per le armi da guerra e 31 per le armi comuni).

Va chiarito che a questa tipologia di intervento tecnico prevista dalla circolare ministeriale del 2015 si è giunti dopo un primo periodo in cui si era testata un’altra procedura tecnica ossia quella che era stata prevista dalla circolare del Ministero dell’Interno nr. 557.Pas.50.302-10.C.N.C.77 del 7 luglio 2011 (poi appunto superata dalla circolare del 2015, attualmente applicata), che disponeva i seguenti passaggi:

  • La canna dell’arma doveva essere alesata in modo da eliminare la rigatura per tutta la lunghezza ed aumentare il diametro della stessa di almeno il 10% per un tratto pari all’80%;
  • Successivamente all’operazione di alesatura della canna, era necessario procedere all’inserimento, nella canna stessa, di un dispositivo (come l’apposizione di una vite a brugola forata) che consentisse il funzionamento dell’arma con il munizionamento a salve e, nel contempo, fosse idoneo ad impedire la fuoriuscita di frammenti solidi durante l’uso.

Tuttavia, si era notato che tale tipologia di intervento potesse rendere le armi più pericolose, poiché vi era il rischio potenziale dello scoppio delle canne, così, a seguito delle richieste inoltrate dalle associazioni di categoria dell’ambiente cinematografico italiano, il Ministero dell’Interno rivide quei passaggi tecnici ed elaborò la soluzione prospettata con la circolare del 2015, che invece pare soddisfare appieno le esigenze di sicurezza.

È interessante anche specificare che, colui il quale intenda attivare le procedure tecniche per la trasformazione ad uso scenico di un’arma, qualora si trattasse di un’arma che abbia più di 50 anni, dovrà informare previamente il Ministero per i beni e le attività culturali e la Questura territorialmente competente; non rilevato alcun interesse da parte delle istituzioni, l’interessato potrà procedere alle operazioni tecniche.

Venendo al dunque, le armi ad uso scenico, tuttavia, anche dopo la trasformazione tecnica, sono da considerarsi armi a tutti gli effetti di Legge, sia perché le modifiche apportate vengono ritenute potenzialmente reversibili, sia perché tutte le altre parti fondamentali oltre la canna rimangono inalterate. Per poter detenere (ovviamente con scopi professionali) armi ad uso scenico è necessario essere titolari di specifica licenza ai sensi degli artt. 28 o 31 TULPS, che abilitino espressamente alla detenzione di armi ad uso scenico, con successiva denuncia di detenzione ai sensi dell’art. 38 TULPS; il detentore non potrà detenere munizioni, ad esclusione di quelle a salve. Per le armi ad avancarica trasformate in uso scenico si potranno poi detenere solo fino a 5Kg di polvere nera.

Per quanto riguarda il maneggio durante le riprese, va specificato che esso può essere effettuato solo dal c.d. “maestro d’armi ad uso scenico”, il quale deve essere titolare di apposita licenza ai sensi degli artt. 28 e 31 TULPS che lo abiliti appunto al solo maneggio di armi ad uso scenico. Il maestro d’armi può essere lo stesso proprietario delle armi oppure un soggetto diverso; in questo secondo caso, la licenza lo abiliterà esclusivamente alla detenzione e maneggio delle suddette armi per il solo tempo necessario alle riprese, tempo che deve essere previamente comunicato e autorizzato dalla Questura. In questo caso dunque si parlerà di comodato o locazione di arma ad uso scenico da parte del proprietario e detentore della licenza, il quale non potrà mai perderne fisicamente il controllo diretto. Dovrà dunque rimanere presente (lui o un suo sostituto di licenza) durante tutte le riprese ed infine riprendersi le armi e riportarle al suo deposito una volta cessate le esigenze di scena. Uscita e rientro delle armi ad uso scenico dal deposito devono essere indicate sul registro delle attività giornaliere. Le movimentazioni devono sempre avvenire con Avviso di Trasporto alla Questura ai sensi dell’art. 34 TULPS.

Operano dunque sul territorio nazionale delle aziende specializzate nella trasformazione e successiva detenzione e fornitura di armi ad uso scenico, così come sui set sono sempre presenti le figure professionali dei maestri d’armi, i quali, con la loro esperienza e conoscenza tecnica, riescono ad approvvigionare l’industria cinematografica dei modelli e nelle quantità necessarie. Solitamente tali figure sono anche quelle che tramite l’utilizzo di speciali artifizi pirotecnici fanno esplodere delle sacche di sangue finto all’interno dei vestiti degli attori stessi, al fine di simulare anche il colpo che va a segno. Con la solita tecnica, ma senza il sangue, vengono anche simulati gli impatti su tutte le altre superfici.

Con queste premesse, appare evidente che il controllo degli spari simulati sui set cinematografici italiani sia un processo assolutamente sicuro e privo dei rischi potenziali connessi all’utilizzo di munizioni o armi reali, così come appare molto improbabile che sul set possano essere introdotte e maneggiate armi da una qualsivoglia figura non ben definita; del resto è interesse primario di tutti che questo non avvenga. Difficile pensare ad un attore che impugna e utilizza una pistola carica che gli viene consegnata da una persona sconosciuta o comunque non di fiducia.

Allora come accadono gli incidenti? Per fortuna infatti, è una eventualità estremamente remota, anche laddove non è presente una normativa puntuale e stringente come la nostra, pertanto la strada dell’incidente o della disattenzione è sempre difficile da considerare perseguibile. Si è più propensi a pensare ad una introduzione volontaria di armi o munizioni vere, per ragioni che solo la distorta mente umana può partorire. Anche perché in questo modo, il dito che preme il grilletto è quello di un ignaro attore, il quale avrà la vita segnata da un evento di tale portata e del quale pur non essendo responsabile, se ne porterà sempre dietro il senso di colpa.

Per concludere, segnalo il fantastico portale web http://www.imfdb.org/wiki/Main_Page nel quale è possibile conoscere esattamente quali modelli di armi sono stati utilizzati nei singoli film, con la possibilità dunque di effettuare ricerche per film, serie TV, videogames oppure per modello specifico di arma da fuoco o di produttore.

 

Articolo a cura di Jacopo Pellini

 

Armaiolo e Progettista meccanico per l’industria della difesa, esperto in armi e munizioni alla C.C.I.A. di Carrara.

Dopo aver conseguito l’abilitazione tecnica presso la U.T.G. di Brescia, è attualmente titolare della licenza Ex art. 28 TULPS per la società Lunilettronik, della qual e è anche Responsabile di Produzione e legale rappr. ai sensi della 185/90 e direttore tecnico di Salvadori Firenze.

Docente stabile presso il Consorzio Armaioli Italiani di Gardone Val Trompia (CON.ARM.I.).

È stato progettista meccanico e p.m. per la Celin Avio, specializzandosi in piattaforme e affusti armati remotizzati ad uso militare.

Fochino da mina, opera nell’ambito delle demolizioni con esplosivo per conto della S.I.A.G., è socio dell’Ist. di Ricerche Esplosivistiche di Parma, dove svolge docenze a personale civile e militare ed esercita attività sia operativa che forense.

Docente presso la Scuola di Polizia Pol.G.A.I di Brescia e presso Scuola di Formazione Forestale del LATEMAR, Carezza (BZ)

Durante la professione è spesso impegnato in perizie tecniche riguardanti le armi da fuoco e le munizioni sia per conto delle Forze dell’Ordine che come C.T.P.

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