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La cultura della Sicurezza come elemento essenziale della vita quotidiana

Voglio condividere con i lettori questo mio pensiero che apparentemente è banale, ma a pensarci bene non è così semplice:
cos’è per l’essere umano la sicurezza? Quand’è che inizia ad acquisire importanza? Quando ci riguarda?

La sicurezza inizia ad acquisire veramente importanza per un essere umano quando lo riguarda in prima persona, altrimenti è qualcosa che senz’altro va considerato, ma lo si può lasciare da parte per dare la priorità a cose più importanti. Chi è che una volta all’anno si reca dal dottore e si fa prescrivere un bel check up completo, un “bollino blu della salute” per così dire, per poi tornare dal dottore e dirgli “sto bene!”? Nessuno (o quasi)! Quand’è che andiamo dal dottore? È semplice, quando stiamo male!

Prendiamo ad esempio il vizio del fumo… chi è che smette di fumare? Chi è che un bel giorno butta via il pacchetto di sigarette e decide di cambiare vita? Qualcuno grazie ad una motivazione personale incredibile, che decide di ascoltare al prezzo di patire l’inevitabile effetto dell’astinenza; qualcuno grazie ad una motivazione sentimentale meravigliosa, per esempio una giovane mogliettina che decide di smettere di fumare come regalo di nozze al futuro giovane maritino che non ha mai toccato una sigaretta in vita sua; qualcuno grazie al senso di responsabilità, come una donna che scopre di aspettare un bambino, e butta via il pacchetto di sigarette per la salvaguardia di un qualcosa che ha dentro che sarà più importante della sua vita stessa. Ma nella maggior parte dei casi, chi è che smette di fumare? Chi, quando il dottore gli mostra le lastre dei suoi polmoni e dice “…se continui così tra 3 anni ci lasci la pelle…”, pensa “…forse da domani è meglio che cambi qualcosa!!”.

Chi è che ha un estintore in auto? In genere 3 tipologie di persone:

  • Chi disgraziatamente ha perso la macchina in un incendio e pensa “aihmé, se quella volta avessi avuto l’estintore…!”
  • Chi ha comprato la macchina all’estero, e ha trovato l’estintore già nel bagagliaio come accessorio.
  • Chi è sposato con un vigile del fuoco o un consulente per la sicurezza sul lavoro, che ha insistito talmente tanto per portare un estintore in macchina, e quindi è diventata una costrizione.

Una volta avevano inventato un porta-estintore da installare vicino al posto del guidatore, peccato che poi la gente comune rimuovesse l’estintore, e mettesse nel porta-estintore la bottiglietta dell’acqua da bere!! Perché in Italia praticamente nessuno (o quasi!) ha un estintore in macchina? Semplice, perché manca l’obbligo!

Non c’è attualmente una normativa che impone al civile di avere appresso un piccolo estintore sulla sua autovettura, e nonostante l’Italia fosse tra i primi paesi a redigere le prime normative e linee guida in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, attualmente è una delle ultime nazioni al mondo che non ha l’obbligo dell’estintore in auto.

Si riporta di seguito una sorta di “paragone” tra gli obblighi italiani relativi alle dotazioni a bordo di un’auto, e quella di altre nazioni:

Concettualmente quindi basta passare il confine per trovarsi di fronte a una scena del genere: la famiglia che parte per le vacanze, inizia a caricare il portabagagli dell’automobile con: la valigia con i vestiti di tutta la famiglia, la valigia piena di scarpe della moglie (se noi donne ci facciamo un esame di coscienza, conveniamo tutte che per quella ci vuole sempre una valigia a parte!!!), i giocattoli dei bambini, e infine l’estintore da auto, la cassetta di primo soccorso, l’etilometro personale.

Perché gli adulti si portano dietro tutto questo? Perché è obbligatorio, ciò vuol dire che se la Polizia per caso li ferma, può fare loro la multa. Pensiamo però per un istante a un bambino che vede Papà e Mamma viaggiare costantemente con l’estintore, non solo per i viaggi di lavoro, ma anche per andare in vacanza, per andare a prendere loro all’asilo, per andare a trovare qualche parente o qualche amico… soffermiamoci sulla differenza del criterio dell’apprendimento tra un adulto e un bambino: cosa serve a un bambino per imparare qualcosa? Niente! I bambini sono curiosi, creativi, hanno tantissimo “spazio in memoria” da riempire con tutti gli input che collezionano mentre imparano a conoscere il mondo; sono come delle spugne secche che incontrano una pozza d’acqua: assorbono tutto!

Cosa serve ad un adulto, che ha perso tutte le curiosità, che ha la corteccia della sua memoria completamente piena, per imparare qualcosa? L’interesse! Se un adulto non ha l’interesse di imparare qualcosa, non la impara. E da dove nasce questo interesse? Più quello che sta imparando servirà a un adulto per un guadagno personale, più grande sarà il suo interesse nel ricordarlo. Il guadagno personale può essere per esempio in ambito lavorativo, se l’apprendimento lo ha aiutato a rafforzare le sue skills e lo aiuterà a lavorare meglio. Questo comporterà un incremento del suo guadagno e un miglioramento della sua vita personale extra lavorativa. Se un adulto non concepisce come mai deve imparare qualcosa e se o quando potrà “rivenderselo”, non la impara!

Tornando al bambino che vede tutti i giorni Papà e Mamma mettere l’estintore in macchina, tutti i giorni per tutto il suo periodo di crescita, cosa succederà quando diventerà maggiorenne e avrà una macchina sua? L’estintore continuerà ad essere in macchina. Senz’altro perché forse vige un obbligo, ma a prescindere da quello, perché è diventato un accessorio.

Ecco la differenza tra imposizione e cultura.

Quando il concetto di sicurezza oltrepassa il concetto di obbligo e diventa cultura, allora inizia a prendere una forma che permane nel tempo. Cosa serve per far nascere una cultura? Non certo le leggi, le multe e i controlli… serve la gente. Per far nascere e portare avanti una cultura, serve che l’essere umano creda in un’idea, e porti avanti questa idea nel tempo, come una struttura che non perde la voglia di crescere verso l’alto, mattoncino dopo mattoncino.

Quindi secondo questo criterio, perché devo parlare di sicurezza solo quando vado a lavorare? Quante ore si lavora in media al giorno? 8. La giornata è fatta di 24 ore… quindi le altre? Perché durante le restanti 16 ore non devo pensare alla sicurezza?

Pensiamo agli incidenti domestici…sono i più frequenti al mondo! Perciò il primo pensiero rivolto alla sicurezza dovrebbe far capolino quando la mattina siamo ancora a casa, e non abbandonarci finché non rientriamo alla sera, e continuiamo a metterla in pratica.

In Italia si registrano ancora in media 900 morti sul lavoro all’anno, per strada 9000! Uno zero in più per i morti sulla strada rispetto alle mortalità sul lavoro. E dov’è in questo caso la sicurezza? Perché il guidatore che ha causato l’incidente, dopo aver pensato alla sicurezza sul lavoro, non ha pensato anche a quella stradale? Se la sicurezza è “parte di noi” perché è una cultura, mi segue sempre: a casa, per strada, etc… e quindi quando arriviamo a lavorare, è un altro semplice ambito in cui la sicurezza ci sta seguendo.

Se invece la sicurezza non ha alcun valore, quella sul lavoro sarà l’ennesimo inutile obbligo che ci toccherà rispettare solo per non farci criticare più del solito.

Da dove nasce questo pensiero? Dal puro e semplice fatto che siamo umani, e la nostra indole ci porta a pensare che le cose spiacevoli succedano sempre agli altri.

Riportiamo un tipico dialogo per riprendere l’esempio fatto in precedenza: “Come mai non hai l’estintore in macchina?” “Perché figurati se la mia macchina va a fuoco” oppure “E poi cosa me ne faccio?”. Purtroppo l’essere umano tende a basare il suo concetto di sicurezza su basi statistiche, quindi finché qualcosa di brutto non succede direttamente a noi, tende a passare in secondo piano, perché tanto “sono 20 anni che facciamo così e non è mai successo niente” …E allora?? Tanto per cominciare, la statistica non è una scienza esatta, e dice chiaramente che il fatto che un evento non si sia mai manifestato, non vuol dire per forza che non si manifesterà mai. In secondo luogo, se tale evento provoca un grosso danno, non è necessario che accada due volte per portare a danni irreversibili.

Il fatto che l’appartamento di qualcuno non sia mai andato in fiamme, non garantisce la certezza che in quell’appartamento nessun incendio avrà mai inizio, e anche se brucia una volta, le conseguenze saranno irreparabili, sia per il proprietario sia per gli eventuali presenti, se lo riusciranno a raccontare.

E a tal proposito prendiamo come esempio uno scenario comune a tutti almeno una volta l’anno: l’inverno. Si sa ormai, in molte località italiane è obbligatorio l’uso delle gomme da neve o dotazioni invernali a bordo. Se facciamo un salto indietro di 10/20 anni fa, quasi nessuno aveva i pneumatici invernali, la maggior parte delle persone aveva in dotazione solo le catene. In una città di mare come Genova, tutt’ora non vige l’obbligo delle catene da neve nella stagione fredda, dal momento che le nevicate sono molto rare, e per la maggior parte dei casi succedono durante la notte (quindi alla peggio gli abitanti dovranno sacrificare un giorno di ferie dal momento che, svegliandosi, hanno trovato le strade bianche e la macchina inagibile). Mettiamo però di doverci recare in trasferta fuori Genova, verso il Piemonte; appena imbocchiamo l’autostrada, troviamo un cartello che dice:

Cosa dobbiamo fare per essere in regola? Ovvero “a norma”? è semplice! Fermarci al primo autogrill e acquistare una confezione di catene da neve (possibilmente della giusta misura compatibile con il diametro delle nostre ruote); quindi le carichiamo sul bagagliaio, intonse e sigillate, così se ci fermano per un controllo, le catene ci sono, non si sono stropicciate, non si sono sporcate, e soprattutto nessuno può farci la multa.

Adesso immaginate cosa succederebbe se, passata la prima galleria, si mettesse a nevicare… chiameremmo il carroattrezzi!! Perché non saremmo in grado di montare in poco tempo le catene sulle gomme, e toglierci da una brutta situazione per noi e soprattutto di intralcio e di pericolo per chi sta arrivando alle nostre spalle. Eppure, eravamo in regola.

Ecco dov’è che la sicurezza non è più una questione di carta, bensì una questione di testa: chi è che, in una città marinara come Genova, si è mai messo (magari durante la stagione estiva, per evitare che gelino le mani!) una mezz’ora al giorno in garage a montare e smontare le catene sulle gomme dell’auto per prendere un po’ di dimestichezza, così che “se quest’inverno capiterà di andare in Piemonte, e si metterà a nevicare, in 3 minuti monterò le catene e mi toglierò da una situazione pericolosa”? …Nessuno! Perché intanto a Genova… non nevica mai!!! Questo dimostra che il calcolo statistico non ci aiuta, perché anche se nevica una volta ogni 5 anni, e ci troviamo nel posto sbagliato al momento sbagliato… quella nevicata blocca il nostro tragitto, e ci lascia incastrati in una brutta situazione dalla quale è difficile uscire.

E allora la domanda non deve essere più “Ogni quanto nevica a Genova?”, bensì “Se nevica, io sono pronto?”. La sicurezza non è stata fatta del tutto se un evento che potrebbe crearci un danno è poco probabile, ma quando siamo preparati per rispondere a denti stretti a questo evento, sconfiggerlo, e andare avanti indisturbati. Se ognuno di noi trovasse qualche minuto del proprio tempo per fare una piccola riflessione personale, soprattutto in ambienti domestici, alla domanda “Se succede, sono pronto?”, la risposta, per la maggior parte degli scenari, sarebbe un triste no.

A cura di: Anna Ravina

Anna Ravina

Consulente Tecnico Salute e Sicurezza

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