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Il terrorismo in Italia

Per chi tratta di sicurezza in Italia, parlare di terrorismo potrebbe sembrare un semplice esercizio mnemonico, retaggio di un passato recente a cavallo degli anni 70/80. Sicuramente il ricordo degli anni di piombo può essere utile per comprendere quanto sta accadendo oggi, ma da solo non basta. Un’analisi completa del terrorismo in Italia deve per forza di cose tenere conto del passato, ma questo deve poi essere contestualizzato nel presente. Ebbene, dal punto di vista della sicurezza oggi viviamo un momento particolare dove l’accezione “terrorista” non può più essere considerata di esclusiva valenza per l’attentatore jihadista. La differenza tra il passato ed il presente consiste nel fatto che fondamentalmente sono cambiati gli obbiettivi politici dei terroristi ma non la prassi seguita. Mi spiego, quasi tutti gli analisti commettono l’errore di considerare la jihad moderna un fatto contemporaneo, ma se invece andiamo a vedere gli obiettivi degli jihadisti possiamo constatare quanto questi siano permeati nel nostro passato occidentale. Dalla rivoluzione francese ad oggi, da Felice Orsini a Ayman al-Zawahyry ideologo di Al-Qaida, da Robespierre a Alì al-Badri al-Samarra-i per i più conosciuto come Abu Bakr al-Baghdadi leader dello Stato Islamico, il terrorismo in tutte le sue forme si è sviluppato partendo da attentati ai simboli, nel passato Re, Principi, leader di partito, oggi palazzi, stazioni, metropolitane ed aeroporti, finendo ad attentati contro la popolazione (tratto tipico dell’I.S. che agisce alla stessa stregua degli anarchici dell’800 o dei terroristi neri del ‘900). Prima di passare alle questioni italiane, rimaniamo ancora un momento nella descrizione generale del terrorismo ma entriamo un po’ più nel tecnicismo.

Il terrorismo si divide fondamentalmente in tre tipologie:

il Terrorismo politico, cui fa riferimento ad esempio “l’anarco-insurrezionalismo” o tutte quelle sigle presenti in diversi Stati in giro per il mondo che si rifanno a vari ideali politici di destra e sinistra o nazionalisti. In questo ambito sono pochi gli Stati al mondo che possano dirsi immuni da tale fenomeno, Spagna, Italia, Grecia, Germania, Irlanda, Colombia sono solo alcuni dei paesi dove oggi esistono gruppi attivi che compiono attentati.

Il Terrorismo religioso, che si riferisce a tutti qui movimenti organizzati di una specifica fede religiosa come l’I.S.,  Boko Haram e Al Qaida e vari altri; anche per quanto riguarda questo terrorismo sono pochi gli Stati che possono dirsi sicuri. Anzi in questo caso, si può dire senza ombra di smentita che nessun continente non abbia dovuto fare i conti con estremisti religiosi, dall’America all’Asia, passando per Africa ed Europa.

Ed infine, ma non ultimo, il Terrorismo criminale o mafioso che anche in questo caso ha visto coinvolti diversi Stati qui e lì per il globo.

Analizziamo adesso il loro modus operandi, confrontandolo tra il passato ed oggi. Se nel 1800 gli attentati di natura terroristica venivano compiuti utilizzando ciò che tecnologicamente era possibile reperire sul libero mercato, ciò avviene anche oggi. Armi, esplosivi, mezzi di comunicazione, mezzi di locomozione, nulla è cambiato. Nel 1800 i messaggi viaggiavano con i piccioni, oggi viaggiano via internet, le armi si sono evolute e le tecniche si sono sofisticate ma non più di quanto non lo fossero nel 1800 in relazione ovviamente a ciò di cui si poteva disporre all’epoca.

Questa sintetica descrizione ci porta ai fatti di casa nostra. Quale è la situazione in Italia? Possiamo stare sereni?

Parto dall’ultima domanda. No, non possiamo stare sereni ovvero, possiamo esserlo nella misura in cui i nostri servizi di intelligence e le forze di polizia avranno il polso della situazione costantemente aggiornata. La situazione in Italia dal punto di vista del terrorismo è molto instabile. Gli anarco-insurrezionalisti non hanno mai smesso di metter bombe a caserme e ponti ripetitori e a sparare, uno dei più recenti è la gambizzazione di Adinolfi a genova e tra le altre cose sono quelli che operano anche in internet con attacchi diretti ad aziende diffondendo il panico tra la popolazione come nel caso di Coca Cola e Nestlè nel 2014 ad opera degli anarchici FAI/IRF greci Fronte Nicola ed Alfredo Cell.  La jihad islamica ha provato diverse volte a colpirci e fino ad oggi non c’è riuscita ma è anche vero che in questi ambiti le cose cambiano in fretta. L’Italia, da questo punto di vista, fondamentalmente ha beneficiato di due fattori fondamentali. Il primo relativo alla stabilità politica di Tunisia e Libia fino al 2011 e la quasi inesistenza di cittadini italiani di origine nord africana o caucasica di terza generazione, il secondo dovuto alla vicinanza della Sicilia al nord africa ed in particolare a Tunisia e Libia. Non tutti conoscono la storia della Sicilia e i legami che questa ha con la Tunisia. A Tunisi esiste oggi una municipalità che si chiama Al-Qalauet o per i francesi La Goulet che si trova dove ha sede il porto di Tunisi. Già nel 1800, prima ancora dell’unificazione d’Italia, i tunisini si erano stabiliti a Mazara del Vallo ed i siciliani avevano iniziato a costruire case a Tunisi. Ancora oggi in quella zona si possono trovare famiglie ormai arabizzate di origine siciliana. Questo da solo, e senza tirare in ballo la mafia o altre questioni endemiche siciliane, fa comprendere come la terra da dove parte il 70% dei terroristi qaedisti fino a pochi anni fa, per motivi diciamo così di cuore, non ha mai tentato concretamente di attaccare l’Italia. Purtroppo la situazione è troppo fluida in questo settore del terrorismo. Se Al-Qaida ha un approccio metodologico ed organizzato, dove la parte preponderante è rappresentata dalla logistica, dalla segretezza delle cellule in sonno e dagli obiettivi eclatanti e simbolici, l’I.S. basa tutto sull’emulazione e la frammentazione. Al-Qaida utilizza per le comunicazioni esclusive tra i militanti sistemi di fonia con software come il raspbarry-Pi, difficili da intercettare. L’I.S e gli anarco-insurrezionalisti utilizzano il Deep Web per fare proseliti e comunicare tra loro.

L’Italia deve stare attenta perché l’instabilità economica, i populismi dilaganti in Europa e in parte negli Stati Uniti, le pressioni del popolo africano verso i confini del bacino del Mediterraneo, le scelte sbagliate nella diplomazia americana che hanno assecondato i francesi nell’eliminazione di Gheddafi, le primavere arabe ed il parziale abbandono degli USA della politica estera in Medio Oriente sono i sintomi evidenti del cambiamento in atto nel nostro tessuto sociale. Siamo di fronte ad un periodo storico particolare, dove le scelte dei governi occidentali si rifletteranno a stretto giro di corsa sulla struttura sociale. In questo momento sono presenti più che mai due forze contrapposte ma con un unico obiettivo: la jihad con l’intento di destabilizzare l’Occidente in chiave islamizzatrice dove gli attentati hanno il semplice scopo di aggregare, prima o poi, le comunità islamiche esistenti sul territorio; l’anarco-insurrezionalismo informale e internazionale che partendo dalla Grecia mantiene alta la tensione con attacchi frequenti contro le istituzioni europee e i simboli dell’economia.

L’Italia è parte integrante di questo quadro ed è abbastanza chiaro che è necessario riformare radicalmente il pensiero e le azioni in modo che si possa trovare una sintesi risolutiva dei bisogni, talvolta primari, dei popoli, che premono verso l’Occidente e delle necessità di convivenza tra gli individui. Il terrorismo ha una caratteristica che lo distingue da altri movimenti sociali e politici – progettare una forma privata di violenza organizzata a livello mondiale – cosa che nel passato non era stato possibile neanche pensare. La convinzione che si possa realizzare un mondo nuovo usando il terrore e mietendo vittime, per mezzo di atti di crimine spettacolari, non si è mai vista dal Medioevo. I precursori del terrorismo jihadista sono gli “europeissimi anarchici rivoluzionari” della fine dell’Ottocento, e più recentemente il nazismo con le camere a gas con l’intento di selezionare la razza umana e l’anarco-socialismo sovietico che grazie ai gulag voleva dare corpo all’ideale illuminista di un mondo senza potere o conflitti. Le idee della moderna jihad del terrore hanno alla radice le idee illuministe dei positivisti i quali credevano che grazie a scienze e tecnologia si sarebbero superate le disuguaglianze e il mondo avrebbe vissuto in pace. Se da un lato questo credo ha influenzato le idee anarco-egalitarie senza classi di Marx e Lenin, salvo poi fallire miseramente nel tentativo di sperimentare la “Pianificazione dell’Economia Centralizzata”, dall’altra parte Fukuyama spingeva per il neoliberismo in un libero mercato universale.

In sintesi, caduto il muro di Berlino, il neoliberismo ha dilagato e con esso fenomeni sociali come Al-Qaida e l’IS. L’Islam radicale ha come obiettivo trasformare la società creando un mondo nuovo, come marxisti e neoliberisti, e in questo concepisce il passato come preludio a un futuro migliore. Tutti sono convinti di poter riformare la condizione umana ed è questo il vero mito moderno. I movimenti integralisti jihadisti non sono distanti dalle fantasie marxiste, bakuniane, leniniste o maoiste ma neppure da quelle neoliberiste. Tutte si arenano sul terreno dei persistenti bisogni umani, dove la scienza pur avendo le potenzialità per creare un mondo privo di conflitti troverà come ostacolo l’agire umano che invece utilizza i conflitti per perseguire i propri fini.

A cura di: Giuseppe Spadafora

Nato ad Acireale nel 66, sposato e padre di due figli, per 23 anni investigatore del ROS dei Carabinieri, lasciata l’Arma si è specializzato in Intelligence ed analisi.

Laureato e specializzato in Lingue, ormai da circa 10 anni lavora come Consulente in Corporate Security, esperto in Cyber eAntiterrorismo, tra Nord, Est Europa, Centro Asia e Africa.

Docente Formatore in Security Management presso il KHC, Cyber expert ISO27001.

Tra le sue opere, edito dalla D. Flaccovio, “Antiterrorismo dalla storia alla figura del Security Manager”.

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