Droni sopra le infrastrutture critiche: chi può fermarli
A settembre 2026 droni non identificati hanno fermato due volte l’aeroporto di Lussemburgo. Nessun apparecchio è stato recuperato e l’origine resta sconosciuta. Il caso illustra i due limiti descritti dal piano d’azione europeo di febbraio: chi gestisce un’infrastruttura critica non sempre dispone di un rilevamento efficace e, anche quando vede il drone, di norma non ha il potere legale di fermarlo.
Findel: due chiusure in quattro giorni
Secondo il comunicato del governo lussemburghese, la sera del 18 settembre 2026 l’aeroporto ha sospeso i voli dopo l’avvistamento di droni non identificati e non autorizzati. Lo spazio aereo è stato chiuso per precauzione e 19 voli sono stati dirottati su altri scali. L’attività è ripresa verso l’1.20, dopo due ispezioni che hanno escluso rischi immediati per la sicurezza del volo. Il primo ministro Luc Frieden ha parlato di droni potenzialmente più grandi, osservati già nei giorni precedenti.
Il 21 settembre il traffico è stato sospeso di nuovo: secondo un comunicato di lux-Airport riportato da L’essentiel, i droni sono rimasti sopra l’aeroporto dalle 21.38 alle 22.30.
Il 24 settembre il governo ha tenuto una conferenza stampa. Dal resoconto di Paperjam emerge che dal 13 settembre sono stati registrati almeno 15 fenomeni di sorvolo, non necessariamente 15 droni diversi. La chiusura del 18 settembre è partita dalla segnalazione di un cittadino. Le autorità non hanno rivelato le caratteristiche dei sistemi di rilevamento.
La risposta parlamentare del primo ministro, riportata da L’essentiel, completa il quadro. Dal 1° gennaio al 2 settembre 2026 le autorità hanno ricevuto 151 segnalazioni di presunti droni, undici nell’area del Findel. L’aeroporto non dispone ancora di un sistema che identifichi in automatico le operazioni non autorizzate. Dal febbraio 2026 applica però una procedura dedicata, che coinvolge navigazione aerea, gestore, polizia e soccorsi.
Una minaccia che va oltre gli aeroporti
Il piano d’azione della Commissione, presentato l’11 febbraio 2026, risponde alle richieste del Consiglio europeo di ottobre 2025 e del Parlamento europeo, che il 9 ottobre 2025 aveva votato una risoluzione sulle violazioni russe dello spazio aereo e delle infrastrutture critiche.
Il documento descrive droni che hanno violato lo spazio aereo degli Stati membri, bloccato aeroporti e provocato mancate collisioni con aerei civili. Nel settore energetico sono stati usati contro centrali, impianti eolici e solari, reti di teleriscaldamento e navi per il trasporto di energia. Gli attori comprendono Stati e gruppi collegati a Stati, organizzazioni terroristiche, criminalità organizzata e singoli individui. L’intensità va dal comportamento criminale o negligente fino alle operazioni ibride e alle attività di tipo militare. Secondo la Commissione, i sorvoli servono anche a mandare segnali e a saggiare la capacità di reazione dell’Unione.
In ambito militare le regole sono diverse. Nella notte tra il 14 e il 15 settembre 2026 due Eurofighter dell’Aeronautica Militare, schierati in Lituania per la missione NATO di difesa aerea, hanno intercettato e neutralizzato un drone che aveva violato lo spazio aereo lituano. Il Ministero della Difesa ha precisato che era il secondo episodio in un mese, come riportato dal Sole 24 Ore. Un aeroporto civile o una centrale non dispongono di strumenti simili.
Safety & Security Magazine aveva già analizzato il caso dell’aeroporto di Gatwick e le regole per chi pilota.
Il nodo giuridico: vedere il drone non basta
Per la Commissione, i quadri giuridici e operativi contro i droni sono molto frammentati. La maggior parte degli Stati membri si affida a norme sparse tra aviazione, polizia, difesa e telecomunicazioni. Solo pochi hanno iniziato a sviluppare strategie nazionali integrate, alcuni non hanno regole nazionali.
Di norma, operatori civili e gestori di infrastrutture critiche non hanno l’autorità legale per neutralizzare un drone minaccioso. Le misure attive (disturbo o falsificazione del segnale, intervento fisico) restano riservate ai militari e a reparti specializzati di polizia, per le regole su interferenze radio e sicurezza del volo. Alcuni operatori rilevano quindi la minaccia senza poter rispondere, e la neutralizzazione arriva in ritardo.
La Commissione propone tre strade. Nel breve periodo, una raccomandazione con indicazioni per le forze di polizia. Poi uno studio di fattibilità sulle opzioni per un quadro europeo di regole entro il 2030, con ruoli chiari anche per i proprietari delle infrastrutture. Nel frattempo invita gli Stati a consentire interventi efficaci, abbattimento compreso, e a dare ai proprietari privati gli strumenti necessari.
Le misure europee
Il piano si articola su quattro priorità: preparazione, rilevamento, risposta e prontezza della difesa.
Identificazione dei droni. Il pacchetto annunciato dalla Commissione prevede registrazione e identificazione remota anche sopra i 100 grammi e il blocco del decollo senza numero identificativo dell’operatore. Il 18 settembre 2026 l’Agenzia europea per la sicurezza aerea ha pubblicato il parere 06/2026 dell’EASA con le bozze dei regolamenti: aggiunge la verifica dell’identità degli operatori prima della registrazione. Le modifiche devono ancora essere adottate dalla Commissione. Entro il quarto trimestre 2026 è previsto anche un marchio europeo di fiducia per i droni civili.
Test e certificazione. Il laboratorio anti-droni del Centro comune di ricerca diventerà un centro di eccellenza europeo entro il primo trimestre 2027. Il primo programma di prove riguarderà la protezione delle infrastrutture critiche. Seguiranno una metodologia di prova armonizzata e una raccomandazione sui requisiti di prestazione dei sistemi anti-drone.
Rilevamento. I radar tradizionali faticano con oggetti piccoli, a bassa quota o in sciami. Il piano chiede perciò più sensori, integrati da un software di comando e controllo basato sull’intelligenza artificiale. Le reti 5G dovrebbero servire a individuare sia i droni connessi sia, con il rilevamento cellulare, quelli non connessi. La Commissione valuterà inoltre con gli Stati una piattaforma europea per condividere gli incidenti quasi in tempo reale.
Risposta. Un’iniziativa volontaria sosterrà la diffusione di sistemi anti-drone nelle infrastrutture critiche, anche con acquisti congiunti. Sono previsti un’esercitazione europea annuale, la prima nell’autunno 2026, e squadre di pronto intervento da valutare entro fine anno. Ogni Stato è invitato a nominare un coordinatore nazionale per la sicurezza dei droni.
Linee guida CER e strategia italiana
Il piano chiedeva orientamenti per le entità critiche anche sulla minaccia dei droni. Le linee guida del 10 luglio sono indicazioni non vincolanti su misure tecniche, di sicurezza e organizzative, che coprono anche attacchi con droni e minacce ibride. Il testo è la comunicazione C/2026/3712, pubblicata il 13 luglio 2026.
Il calendario della direttiva CER fissava al 17 gennaio 2026 strategia nazionale e valutazione del rischio, e al 17 luglio 2026 l’individuazione delle entità critiche. L’Italia ha adottato il 26 aprile 2026 la sua Strategia nazionale per la resilienza, dedicata alla protezione da eventi di natura fisica. L’elenco nazionale dei soggetti critici non è pubblico: la designazione viene comunicata direttamente agli interessati.
Cosa possono fare oggi i responsabili della sicurezza
Le indicazioni che seguono sono una lettura redazionale dei documenti citati, non obblighi di legge.
Rilevare in modo automatico. Al Findel l’allarme è partito dalla segnalazione di un cittadino. Il piano europeo indica un sistema a più sensori (radiofrequenza, radar, ottici e termici, acustici) integrati in un unico quadro. Per l’integrazione con la protezione del sito sono utili le analisi sulle tecnologie per la sicurezza perimetrale e sulla protezione perimetrale degli aeroporti.
Definire il protocollo prima dell’evento. Chi non può neutralizzare un drone deve sapere chi può farlo, come allertarlo e in quanto tempo. Il piano chiede agli Stati di organizzare lo scambio di dati tra aviazione civile, polizia e militari. La procedura adottata al Findel nel febbraio 2026 è un esempio di questo coordinamento, da provare con esercitazioni periodiche.
Coordinare due valutazioni del rischio. Le linee guida CER riguardano la dimensione fisica e ibrida. Il versante cyber, per esempio la manomissione dei sensori o dei collegamenti, resta affidato alla NIS2. Le due analisi vanno integrate, come nei sistemi cyber-fisici.
Verificare la filiera dei sistemi anti-drone. Il piano ha annunciato per il terzo trimestre 2026 una valutazione dei rischi della catena di fornitura. Il regolamento sulla ciberresilienza agisce già: dall’11 settembre 2026 i fabbricanti devono segnalare vulnerabilità attivamente sfruttate e incidenti gravi, mentre gli altri obblighi scattano l’11 dicembre 2027. Chi acquista un sistema di rilevamento dovrebbe chiedere al fornitore come rispetta entrambe le scadenze.
Conclusione
L’attribuzione dei sorvoli sul Findel resta aperta. Il caso mostra però che a un gestore possono mancare insieme il rilevamento automatico e il potere legale di intervenire. Finché non esisteranno regole comuni, la protezione di aeroporti, porti e centrali dipenderà da sensori, protocolli con le autorità ed esercitazioni.
