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120 secondi: una ricerca sulla resilienza dei Comuni italiani in ambito di prevenzione delle emergenze

A inizio novembre, dopo l’ennesima emergenza mal gestita e sbandierata ai quattro venti dalle testate giornalistiche, accompagnata dalla solita intervista a un sindaco fatta da un reporter che pensava che la resilienza si comprasse dal tabaccaio all’angolo in confezioni da un chilo, ho dedicato un pò di tempo a vedere come realmente venissero poste in essere in Italia le normative in materia di prevenzione delle emergenze.

I dati che espongo nel seguito sono i primi di un’indagine su scala nazionale che penso di completare nei prossimi mesi ma, per i territori analizzati, danno valori puntuali e rappresentativi delle realtà osservate.

La “summa” delle azioni che dovrebbero garantire la salvaguardia e, magari, il costante innalzamento della resilienza di una comunità e del suo territorio è contenuta nel Piano di Protezione Civile (PPC) di ogni Comune.
Un documento fondamentale.

Così importante che il legislatore, pur prevedendone la compilazione obbligatoria, purtroppo non prevede alcuna sanzione per i Comuni che non lo redigono o non lo aggiornano…

Il massimo delle sanzioni per quei sindaci che non tutelano adeguatamente la comunità che li ha eletti, sono quelle erogate (in modo del tutto teorico) dalle Regioni (che hanno parere consultivo, che comunque non altera quanto scritto nei Piani che restano in vigore anche se oggetto di rilievo) alle amministrazioni, legando la concessione di risorse economiche per la protezione civile alla redazione del Piano. Nella stragrande maggioranza delle volte, poi, la Regione stessa non è organizzata per verificare in tempi rapidi l’esistenza e la congruità dei Piani…

Quindi ad essere sanzionata è la Comunità, non chi non rispetta la normativa e, con superficialità, la mette a repentaglio.

Ci sono anche regioni che mascherano la loro incapacità chiedendo di inserire dati ai Comuni su piattaforme centralizzate che, oltre a violare il principio della sussidiarietà, non garantiscono migliori performance nella soluzione delle emergenze, de-responsabilizzando chi opera sul territorio.

Chi conosce veramente il proprio territorio sono i sindaci, i dipendenti comunali, i comandanti delle polizie locali con i loro agenti ed i volontari delle associazioni di protezione civile comunale. L’efficacia nell’affrontare le emergenze (intesa come prevenzione, gestione, ritorno alla normalità) dipende da loro.

Costoro non traggono alcun beneficio da un PPC “centralizzato o regionale”, iper standardizzato e remoto.

Ci sono anche Comuni che adottano piattaforme software ben più evolute di quelle regionali che, oltre al PPC, fanno analisi multirischio e previsioni di impatto all’avverarsi di un evento emergenziale. Ma sono una minima parte.

Tutti gli altri (e sono la stragrande maggioranza) redigono (o dovrebbero redigere) il PPC e, in caso di emergenza, pongono in essere le procedure operative previste.

L’applicazione e il rispetto delle normative servono a dare contezza agli Amministratori e ai cittadini dei rischi presenti nel loro territorio e, almeno in teoria, a porre in essere delle contromisure in tempo di pace.

Il Sindaco, in qualità di Ufficiale di Governo, ha come obiettivo porre in essere tutte le azioni possibili per mitigare i rischi presenti sul proprio territorio: il punto di partenza per questo percorso è il Piano di Protezione Civile e tutte le informazioni che contiene.

Partendo da questo quadro normativo ho dedicato del tempo a verificare come i cittadini ed i territori fossero “tutelati” o “resilienti” rispetto ai rischi presenti sul territorio, semplicemente vedendo se, andando sul sito istituzionale del comune, entro 120 secondi riuscivo a trovare il PPC e, in caso positivo, la data del suo ultimo aggiornamento.

Ho verificato solo queste due cose, perchè:

  • i tempi[1] sono coerenti con quelli dedicati mediamente alla ricerca in Rete di informazioni che dovrebbero essere facilmente rinvenibili anche in virtù della normativa sulla trasparenza degli atti amministrativi;
  • la data di aggiornamento è strettamente connessa alle normative in materia di PPC e collegata ad avere una fotografia aggiornato sullo stato dei rischi, sulle misure da adottare e sull’organizzazione che dovrà porle in essere.

Ogni cittadino dovrebbe essere informato delle minacce che insistono intorno alla sua casa, al suo ufficio o nei tragitti abituali o a quelle del luogo in cui si reca in vacanza. Esattamente come quando si va al cinema o in un ristorante e sono chiaramente visibili le vie d’uscita e gli estintori.

Altrimenti, può succedere di abitare:

  • sopra a un gommista che accatasta centinaia di pneumatici in un cortile accanto a un forno a legna o a un chilometro da un impianto di trattamento rifiuti (che in Italia prendono fuoco in ogni stagione e ad ogni latitudine) e, cadendo dalle nuvole, non sapere cosa fare in caso d’incendio…
  • in una zona a media distanza da un torrente senza sapere che, in caso di esondazione, la propria casa potrebbe essere lambita dall’onda di piena.

Tanto, sono cose che non sono mai successe…

Come il cambiamento climatico il cui impatto non c’era mai stato; e i pini secolari dell’Ippodromo delle Capannelle a Roma, sulla via Appia, sono caduti a metà dicembre 2019 per dispiacere, non per le raffiche di vento di una violenza sinora inaudita (da mettere in conto se nella stesura del PPC si fa una seria valutazione dei rischi).

I valori che seguono riguardano alcune provincie per intero (in gergo statistico si dice che riguardano l’universo) per un totale di 349 comuni e poco più di 3 milioni e seicentomila residenti e non pretendono assolutamente di essere rappresentativi della realtà nazionale.

Probabilmente nel mese di dicembre qualche Comune fra quelli osservati può aver inserito o aggiornato il suo Piano, in virtù della chiusura d’anno.

Sempre senza nessuna pretesa statistica a livello nazionale, prima di esporre le tavole con i risultati degli universi osservati espongo le motivazioni, del tutto personali, alla base delle scelte:

  • per la Regione Lombardia: sono stati scelti i comuni delle Provincia di Varese, per la presenza di una centrale atomica in dismissione, un aeroporto internazionale, delle industrie strategiche (militari e civili) con grado di sicurezza elevato.
  • Per la Regione Emilia-Romagna: sono stati scelti i comuni della Provincia di Bologna, in quanto l’area è un importante punto di comunicazione tra nord e sud Italia e perché la Protezione Civile dell’Emilia Romagna è fra le più efficienti d’Italia.
  • Per la Regione Veneto: sono stati scelti i Comuni delle Provincia di Belluno, essendo zona interessata da rischio valanghe, alluvioni e venti impetuosi.
  • Per la Regione Marche: sono stati scelti i Comuni delle Provincia di Macerata, in cui si continuano a registrare eventi sismici dopo quelli avvenuti negli anni 2016/2017.
  • Per la Regione Puglia: sono stati scelti i Comuni delle Provincia di Bari, dove lo scorso ottobre si sono tenute esercitazioni per emergenza maremoto.

Nelle immagini seguenti sono proposte volutamente solo le statistiche di riepilogo e sono definiti non conformi quei Comuni per cui non è stato trovato sul sito istituzionale (compresa l’area Trasparenza Amministrativa) il PPC entro 120 secondi di ricerca; parzialmente conformi quelli in cui il PPC è presente sul sito ma non è aggiornato da oltre un anno, non conformi quelli in cui il PPC non è stato trovato o è molto, molto datato.

Ovviamente, in caso di richieste puntuali sono disponibili le statistiche Comune per Comune; non ritengo di doverle esporre nel seguito perché l’obiettivo del presente articolo non è quello di scrivere alla lavagna chi siano i “buoni” o i “cattivi” ma proporre un punto di partenza per un vero processo di innalzamento della resilienza, un percorso che sia realmente intergenerazionale e intra-generazionale; dovrebbero essere i cittadini a verificare come vengono applicate le normative a tutela della loro incolumità.

Su 349 Comuni analizzati 194, pari al 56% dell’universo osservato, non rispettano la normativa, il 31% ha piani non aggiornati da oltre un anno e il 13% è perfettamente in regola[2].

Quanto sopra riportato, in termini di popolazione residente, dà vita ai seguenti valori.

Nei Comuni osservati, in cui risiedono più di tre milioni e seicentomila persone, oltre un milione di cittadini non dispone, a fine dicembre 2019, di informazioni sulle minacce che insistono sul territorio di appartenenza.

Si spera che la mancata pubblicazione del PPC non sia sintomo dell’assenza di un PPC, perchè significherebbe che anche le Amministrazioni non dispongono né dell’analisi dei rischi né di un minimo di piano relativamente alle contromisure e alle procedure da adottare in caso di emergenza.

Ci sono, poi, circa 2 milioni di cittadini (e le relative Amministrazioni) che dispongono di un PPC non aggiornato, il che significa che potrebbero correre rischi senza saperlo e non sono in condizione di adottare adeguate contromisure di prevenzione o di gestione delle emergenze se si dovessero palesare emergenze non previste.

Si pensi al diffondersi del dissesto idrogeologico, a un nuovo insediamento industriale oppure, semplicemente, a un nuovo deposito di bombole GPL o alla chiusura di un ospedale.

Quello che si ricava da questa prima “mini” verifica svolta su 349 Comuni è che c’è ancora molto da fare per gettare le basi di una vera cultura della resilienza.

Le normative, benchè imperative, sono troppo spesso disattese o ignorate in virtù dell’assenza di sanzioni adeguate.

Il legislatore (forse) ha dato per scontato che la salvaguardia delle nostre comunità e dei loro territori fosse un valore profondamente condiviso anche nella prassi, non solo nei proclami post emergenziali: ma i fatti dimostrano che la resilienza e la sostenibilità sono processi ancora da recepire dalla stragrande maggioranza degli amministratori dei Comuni visionati.

 

Note

[1] Attraverso Google, viene impostato il nome del Comune e la seguente frase “Piano di Protezione Civile Piano di Emergenza Comunale”. Il tempo della ricerca del PPCC o PEC dedicato ad ogni Comune non supera i 120 secondi.

[2] I valori percentuali sono arrotondati per eccesso.

 

Articolo a cura di Francesco Maria Ermani

Faccio l’imprenditore e sono specializzato nella gestione delle crisi e nella realizzazione di soluzioni per l’individuazione delle minacce presenti in un determinato territorio e la prevenzione delle emergenze (rischio sismico, geologico, idrogeologico, incidente, incendio). Sono laureato in Economia dello Sviluppo e specializzato in Sociologia dello Sviluppo presso la Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma, dove ho insegnato per 4 anni come Assistente e Ricercatore sul Campo.

Appena laureato ho iniziato un percorso manageriale nel mondo dell’ICT che, tra l’altro, mi ha visto dirigere due aziende di informatica di medie dimensioni e coordinare commesse di notevoli dimensioni per la Pubblica Amministrazione Centrale e Locale.

Negli ultimi dieci anni mi sono occupato di infrastrutture critiche e rilevanti, risk e crisis management con consulenze presso la Fondazione Ugo Bordoni ed il Dipartimento della Protezione Civile, ed ho fatto parte del Progetto Domino sulle infrastrutture critiche insegnando anche Comunicazione nell’Emergenza nel “Master di II livello Rischio “CBRN” presso la Facoltà di Ingegneria di Tor Vergata.

Ho conseguito un Master in Europrogettazione cui si affianca il diploma in Europrogettazione ottenuto dopo il corso di Alta Formazione in Europrogettazione presso la Facoltà di Economia dell’Università La Sapienza di Roma.

Da maggio 2017 sono responsabile della Business Unit “Safety and Security” di una SpA, con sede a Roma, che realizza e propone soluzioni per la prevenzione delle emergenze e la sicurezza.

Nel 2008 ho fondato una srl di cui sono presidente che è specializzata in progetti innovativi e consulenze in materia di crisis management.

Il mio CV completo, con tutti i progetti cui ho partecipato è sul mio sito/blog e su linkedin

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