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Sostenibilità: una questione anche di Risk Management & Business Continuity

Scenario

La Corporate Social Responsibility (CSR)

Negli ultimi anni la sostenibilità ha assunto, sempre di più, un ruolo centrale nella strategia di un’azienda. Il concetto di sviluppo sostenibile, inizialmente associato all’ambito ambientale e sociale, è stato esteso al settore economico sino ad assumere un ruolo importante nell’ambito della Corporate Social Responsibility (CRS).

La CRS è stata definita nel Libro Verde della Commissione Europea come “l’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali e ambientali delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei rapporti con le parti interessate” in un’ottica di realizzo di una società più competitiva e socialmente coesa.

La CRS non è solo sinonimo di impegno economico, ma anche strategia aziendale che si traduce in fattore di competitività che genera benefici in termini di gestione del rischio, riduzione dei costi, accesso al capitale, relazioni con gli stakeholder, gestione delle risorse umane e capacità di innovazione.

I criteri Environmental, Social & Governance (ESGs) fanno parte, oramai, dei processi di decisione strategica delle imprese e contribuiscono ad un incremento del livello di trasparenza e di accountability che i mercati finanziari e la società richiedono.

CRS e la legge italiana

In tal senso si indirizza il D.Lgs. n. 254/2016, che ha introdotto l’obbligo di rendicontazione non-finanziaria in relazione alle tematiche ESGs e dei principali rischi correlati e ha condotto all’implementazione del processo di Sustainable Enterprise Risk Management (SERM) al fine di comprendere e gestire tali rischi, migliorare la resilienza aziendale e, al contempo, creare valore.

Criteri ESGS & Sustainable Enterprise Risk Management

CRS vista dalla Borsa

La maggiore sensibilità ai rischi ESGs è stata recepita anche dalla Borsa italiana, che ha revisionato il proprio Codice di Autodisciplina – pubblicato a fine 2019 – in cui viene posta particolare enfasi all’integrazione della sostenibilità, anche ambientale e sociale, nelle strategie, nella gestione dei rischi e nelle politiche di remunerazione delle società quotate.

Secondo quanto spiegato da Patrizia Grieco (Presidente del Comitato Italiano per la Corporate Governance), in un’intervista al Sole24ore, la revisione del Codice di Autodisciplina si è mossa su quattro direttici, cioè sostenibilità, engagement, proporzionalità e semplificazione. La sostenibilità assume, quindi, un ruolo sempre più centrale nella strategia di un’azienda, in termini di indirizzo, di monitoraggio dei rischi e di successo sostenibile dell’impresa nel medio-lungo termine. Aziende sostenibili, che hanno fatto de-risking rispetto alla propria attività e hanno implementato i principi di Business Continuity, risultano più profittevoli nel tempo ed evitano di soccombere a causa dei rischi che non avevano calcolato.

La gestione dei rischi nell’Agenda ONU

La gestione dei rischi relativi agli ESGs deve essere attuata in allineamento all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L’Agenda è stata adottata nel 2015 da tutti i paesi dell’ONU, secondo un approccio di Sustainable Enterprise Risk Management (SERM) e prevede 17 Sustainable Development Goals (SDGs), che sono stati recepiti anche dalla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) approvata dal Governo italiano.

Il SERM, rispetto al tradizionale processo di Enterprise Risk Management (ERM), include anche l’analisi dei rischi non-finanziari; un approccio integrato che mira a individuare anche le opportunità di business per la creazione di valore aziendale sostenibile nel tempo, a beneficio di tutti gli stakeholder.

Gli aspetti non-finanziari sono i pilastri su cui si basa la sostenibilità economica e finanziaria del business. A comprova di questa tendenza il fatto che molte aziende, leader nei propri settori, stanno costituendo Environmental, Social & Governance Committee con compiti propositivi e consultivi dell’attività consiliare di integrazione delle tematiche ESGs nelle strategie di business.

Cambio di paradigma

Resilienza cercasi

Le società del futuro dovranno sempre più dimostrare di essere coscienti del proprio ruolo sociale e della ricaduta che le proprie strategie possono avere sull’ambiente che le circonda. Stiamo assistendo a un cambio di paradigma: gli investitori hanno iniziato a escludere partecipazioni in settori o aziende non sostenibili, a favore di realtà con sistemi di rischio resilienti.

Numerose banche e gruppi assicurativi prestano sempre più attenzione in termini di investimenti e per questo effettuano anche analisi approfondite, atte a misurare la sostenibilità delle società emittenti. Così facendo, gli investitori evitano ogni forma di coinvolgimento (attraverso gli investimenti) in società non in linea con i principi ESGs. Alcuni fondi di investimento hanno, inoltre, iniziato a utilizzare algoritmi per “scandagliare” in rete l’attività delle varie società e verificare la conformità ai criteri ESGs, mentre altri attuano un cambiamento delle proprie strategie finanziarie e mettono la sostenibilità ambientale al centro delle scelte operative.

A inizio gennaio 2020 Larry Fink, CEO di BlackRock, ha inviato una lettera ai propri investitori dichiarando di volere riorganizzare le attività assegnando maggior “peso” ai criteri ESGs: un cambio di “rotta” motivato dal fatto che governi, società e investitori devono prepararsi ad affrontare il cambio climatico, oltre che adeguarsi a una prossima e inevitabile ridistribuzione dei capitali investiti al fine di ridurre i rischi associati alla produzione e all’utilizzo di risorse energetiche inquinanti.

In questo mutato scenario sarà fondamentale, per gli investitori, monitorare il rischio di stranded asset, riferito ad impianti e infrastrutture destinati a esaurire la loro capacità di generare profitti a causa delle future restrizioni ambientali e della concorrenza esercitata dalle fonti rinnovabili e dalle attività eco-sostenibili.

L’identificazione dei rischi che minacciano l’azienda, la valutazione del loro impatto, la predisposizione di piani di Business Continuity contribuiranno a salvaguardare non solo le attività produttive e l’immagine aziendale, ma anche gli interessi degli stakeholder; e a migliorare la resilienza dell’organizzazione e la performance aziendale anche in termini di criteri ESGs.

Statistiche deludenti

Recentemente, PIMCO (Pacific investment Management Company), società di fondi di proprietà di Allianz, ha condotto uno studio qualitativo delle informative aziendali sugli SDGs. Sono stati analizzati i report di oltre 240 emittenti finanziari e non finanziari da cui è scaturito che il 63% delle aziende sono attente agli SDGs e li includono nei propri report, mentre il 39% di esse associa le proprie attività aziendali a obiettivi specifici. Tuttavia, nonostante stia crescendo l’attenzione per questi obiettivi, solo il 19% delle aziende che li includono nei loro report è in grado di fissare target quantitativi per il raggiungimento di tali obiettivi, a dimostrazione della difficoltà a tradurre in pratica le buone intenzioni e del fatto che non esiste ancora una serie di indicatori standardizzati universalmente concordati.

In gioco miliardi di dollari

Più l’azienda comprende lo scenario in cui opera, maggiormente è in grado di: cogliere le nuove opportunità commerciali; adeguarsi alle modifiche normative; recepire il mutamento della domanda degli investitori; rispondere efficacemente alle nuove preferenze dei clienti. Tali modelli di business tutelano maggiormente l’ambiente e la società e, contestualmente, offrono nuove opportunità: si stima che gli SDGs siano destinati a creare opportunità di mercato nell’ordine di migliaia di miliardi di dollari.

Conclusioni

La sempre maggiore adozione degli SDGs e dei criteri di ESGs nei processi di reporting, unitamente a maggiori dettagli sui rischi non-finanziari, garantiranno agli investitori una maggiore visione – completa e trasparente – dell’impresa, e ne evidenzieranno l’attrattività. Ma bisognerà, altresì, lavorare sulla cultura d’impresa: solo attraverso un’incorporazione dei principi di sostenibilità da parte di tutti gli attori si garantirà una crescita progressiva, gestibile e condivisa, allineando, in questo modo, le esigenze di compliance di oggi ai requisiti di sostenibilità di domani.

 

Riferimenti

Corporate Social Responsibility (CSR) – Libro Verde Comunità Europea – Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese: https://www.europarl.europa.eu/meetdocs/committees/deve/20020122/com(2001)366_it.pdf

Decreto Legge 254/2016 relativo all’attuazione della Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014, recante modifica alla Direttiva 2013/34/UE: https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2017-01-10&atto.codiceRedazionale=17G00002&elenco30giorni=true

Nuovo Codice di Condotta – Borsa Italiana: https://www.borsaitaliana.it/comitato-corporate-governance/codice/2020.pdf

Sustainable Development Goals – United Nations: https://www.un.org/sustainabledevelopment/sustainable-development-goals/

Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS): http://www.infoparlamento.it/tematiche/approfondimenti/strategia-nazionale-sullo-sviluppo-sostenibile-gennaio-2019

PIMCO – Report on the UN SGGs: https://global.pimco.com/en-gbl/insights/viewpoints/2018/12/corporate-reporting-on-the-un-sdgs-mapping-a-sustainable-future

 

Articolo a cura di Federica Maria Rita Livelli

Federica Maria Rita Livelli

Business Continuity & Risk Management Consultant

In possesso della certificazione professionale in Business Continuity - AMBCI BCI, UK e in Risk Management FERMA Rimap ®, svolge abitualmente consulenze di Business Continuity & Risk Management oltre a effettuare un’attività di diffusione e di sviluppo della cultura della resilienza presso varie istituzioni ed università.

In passato ha ricoperto ruoli in vari ambiti, quali management administration, facility management, procurement, eventi e relazioni istituzionali presso primarie società e multinazionali.

Membro del Board del BCI Italy Chapter, rappresentante Italiano del BCI (Business Continuity Institute), UK e membro del BCI Professional Conduct Committee, UK, è inoltre Socia delle seguenti associazioni: ANRA, AIPSA, Clusit e UNI.

Autrice di numerosi articoli, inerenti alle tematiche di Business Continuity & di Risk Management, pubblicati da diverse riviste online, quali Agenda Digitale, Cybersecurity360, ISPI Online, RM Magazine ed Insurance Review, BlockChain4Innovation, RiskManagement360 e AI4Business.

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